Intervista a Giorgio Battisti sull’ecumenismo dei Focolari

 

L’unità che scaturisce dalla vita

a cura della redazione

 

«Non si può essere cristiani senza essere ecumenici», diceva Paolo VI. Quando s’incontrano delle persone del Movimento dei focolari sembra che l’ecumenismo l’abbiano nel sangue. Chiamati ad un carisma d’unità, ne sono attirati come per istinto. E lo fanno con uno stile basato sulla vita, in quel farsi uno con l’altro che costruisce la fraternità, fa cadere i pregiudizi, appiana le strade verso una più piena comunione nella fede. Abbiamo intervistato, per conoscere alcune caratteristiche dell’ecumenismo del Movimento, Giorgio Battisti, responsabile di questo settore assieme a Gabri Fallacara.

Gli inizi

GEN’S: Potresti dirci in brevissime pennellate come è nato l’ecumenismo del Movimento dei focolari?

È noto che il Movimento dei focolari nacque a Trento durante gli ultimi anni della seconda guerra mondiale. Chiara Lubich, che ne è la fondatrice, ha affermato che all’inizio non pensava certo all’ecumenismo. Quando nel 1948 a Roma un sacerdote gesuita, venendo a sapere che il testamento di Gesù «che tutti siano uno» (Gv 17, 21) era la base della spiritualità, le chiese se aveva pensato all’ecumenismo. Lei rispose sinceramente di no.

Poi verso la fine degli anni cinquanta e l’inizio dei sessanta ci furono i primi contatti con alcuni riformati in Svizzera e luterani in Germania.

Questi ultimi sollecitarono un incontro con Chiara nel loro Paese ed ella nel gennaio del ’61 partecipò la sua esperienza ad un gruppo di pastori e laici luterani in Baviera. Evidentemente non era un piano studiato, per così dire, a tavolino, ma scaturito dal vangelo vissuto.

Infatti, fin dall’inizio del movimento ogni mese veniva scelta una data Parola del vangelo per tradurla in vita. Questo fatto colpì in modo speciale i luterani, dei quali tutti conoscono la centralità che danno alle Scritture. Per cui suscitò in loro meraviglia e interesse, e vollero rimanere in contatto con noi.

Centro Uno

GEN’S: Esiste già dal ’61 una segreteria ecumenica del Movimento...

Infatti da quell’inizio in Germania seguirono vari incontri a cominciare appunto dagli evangelici-luterani, per cui Chiara ritenne opportuno fondare nel maggio del 1961 una segreteria, che chiamò «Centro Uno».

Ne affidò la direzione a Igino Giordani, che è stato un pioniere in campo ecumenico e che ella considera uno dei confondatori del Movimento dei focolari.

Primi incoraggiamenti

GEN’S: Eravamo prima del Concilio Vaticano II: quindi possiamo dire che come Movimento lo avete un po’ precorso?

In certo qual modo sì. Nei documenti del Concilio avemmo un’alta e significativa conferma che i nostri primi passi nel campo ecumenico – sempre, ripetiamo, su un piano di contatti, colloqui, incontri esperienziali basati sul vangelo – erano nella direzione giusta.

Nel giugno del 1961 Giovanni XXIII istituì il Segretariato per l’unità dei cristiani, affidandolo al card. Bea, il quale già ci conosceva un po’ e quando Chiara l’informò su questi iniziali incontri in Germania, egli ci incoraggiò decisamente ad andare avanti.

Innumerevoli contatti

GEN’S: Poi siete venuti in contatto con tanti cristiani di altre chiese...

Sempre nel 1961 Chiara incontrò per la prima volta il canonico anglicano B. Pawley, osservatore poi al Vaticano II e quindi rappresentante della chiesa d’Inghilterra a Roma: questo fu l’inizio dei nostri rapporti con gli anglicani.

Poi ci sono stati tantissimi contatti a tutti i livelli, la cui storia ci prenderebbe ben più spazio di quello di cui disponiamo. Per venire agli ultimi anni, sono stati fatti alcuni grandi incontri ecumenici con persone che già conoscevano il Movimento, dedicati soprattutto agli evangelici-luterani a Berlino nel ’92, agli anglicani nel ’93 a Londra, ai riformati nel ’94 a Zurigo.

Quest’anno nella nostra cittadella di Loppiano (Firenze) si è effettuato un incontro di alcuni giorni con persone sempre del Movimento provenienti da 11 patriarcati e chiese ortodosse, della chiesa armena, copta, ecc., da 22 Paesi.

Ultimamente sulla scia degli incontri tanto profondi e importanti avuti col Patriarca Atenagora I, e poi col suo sucessore Demetrio I, ci sono stati diversi incontri di Chiara Lubich con Bartolomeo I, sia ad Istanbul che a Roma.

GEN’S: Potreste dirci qualche numero, almeno approssimativo, circa i cristiani non cattolici in contatto col Movimento?

Da quanto ci viene comunicato dalle varie parti del mondo dove il Movimento è presente, ci risulta che sono più di 40.000 le persone appartenenti a più di 200 chiese e comunità ecclesiali, che in modo più o meno profondo cercano di vivere questa spiritualità – che è stata anche definita dell’unità – dentro le rispettive chiese.

Ecumenismo spirituale                   e dialogo teologico

GEN’S: Ci troviamo di fronte quindi ad un ecumenismo basato sulla vita del vangelo. Quale importanza riveste questo stile di ecumenismo per affrontare i problemi teologici che dividono le chiese, e per fare quei passi e trovare quelle strutture concrete che facciano avanzare l’unità tra i cristiani?

Vari responsabili di chiese ed anche del Consiglio Ecumenico delle Chiese con sede a Ginevra hanno rilevato più volte che il nostro è essenzialmente un ecumenismo spirituale.

Naturalmente siamo al corrente e seguiamo costantemente ed in profondità il dialogo teologico che viene portato avanti dalle varie commissioni miste (cattolica-anglicana, luterana-ortodossa, ecc.). Però se volessimo riassumere in un binomio il nostro ecumenismo, potremmo dire che si attua con preghiera e vita. Proprio su questa base da più di 30 anni abbiamo sviluppato una serie di incontri, contatti, colloqui.

Secondo quanto hanno affermato vari massimi responsabili di chiese (Atenagora, vari primati anglicani succedutisi a Canterbury ed altri), è fondamentale quest’azione, questa diffusione della spiritualità del Movimento – definita da alcuni teologi propriamente ecumenica – perché col suo afflato spirituale può contribuire a sviluppare amore e conoscenza in mezzo alla gente e aiutare i dialoghi teologici.

Nel cammino ecumenico ci vogliono carità e verità insieme, altrimenti si sfocia in un irenismo oppure in documenti che rimarrebbero – come dicono taluni – negli scaffali, senza entrare nella vita concreta dei cristiani.

Com’è noto, il «processo di ricezione» dei documenti teologici da parte dei cristiani è fondamentale.

Coinvolgimento del popolo

Perciò la stessa Chiara Lubich, ad una domanda della radio vaticana su quale sia il ruolo che devono svolgere anche i laici per giungere all’unità della chiesa, rispose tra l’altro:

«Nell’ecumenismo, perché vi siano dei risultati duraturi, è necessario il consenso del popolo. Sappiamo come altre imprese ecumeniche nella storia siano fallite perché questo consenso è mancato...

Occorre quindi un’educazione all’unità. Ora, i laici possono fomentare questa educazione promuovendo e diffondendo una grande corrente d’amore reciproco. Per sentirsi «uno», infatti, occorre comprendersi, e per comprendersi occorre amarsi.

Abbiamo poi – attraverso il dialogo teologico – dei documenti, redatti da commissioni miste, che riguardano problemi della fede. Occorre che siano conosciuti, per capirli di più. Ma a volte questi documenti sono difficili; i laici preparati possono prestarsi per spiegarli al popolo: è tutto un lavoro di base, un lavoro capillare da cui non si può prescindere.»

Formazione ecumenica

GEN’S: Di fronte alla realtà ecumenica, così vasta e variegata, quale formazione ricevono gli appartenenti al Movimento?

Ci sembra di poter dire quanto dei teologi di varie chiese hanno affermato e cioè che la spiritualità del Movimento è di per sé molto «adatta» per i cristiani di tutte le chiese.

Per questo sono fondamentali tutti gli interventi di Chiara Lubich nel campo della spiritualità. Citiamo a mo’ d’esempio il suo libro «L’unità e Gesù abbandonato», che ha una fortissima valenza ecumenica.

La formazione inoltre si attua nei nostri centri di formazione, specialmente nelle cittadelle sparse nei cinque continenti: abbiamo da vari anni Scuole d’ecumenismo in Germania, Gran Bretagna, Svizzera, Brasile, Argentina, Usa...

Come Centro Uno facciamo ogni anno nel Centro Mariapoli di Castelgandolfo una scuola di diversi giorni per i nostri incaricati dell’ecumenismo in Europa con la presenza di rappresentanti degli altri continenti.

Inoltre è immancabile la dimensione ecumenica nei corsi all’interno del Movimento, sia in quelli che fanno le e i focolarini nel periodo della loro formazione, sia nei corsi teologici dell’Università Popolare Mariana che tutti i nostri membri interni seguono.

Rapporti con altri organismi

GEN’S: Come sono i rapporti del Movimento con gli organismi ecumenici a livello locale, e con il Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani ed il Consiglio Ecumenico delle Chiese?

Per ciò che riguarda la chiesa cattolica, questi rapporti a servizio delle chiese locali aumentano, soprattutto durante l’annuale Settimana di preghiera per l’unità, ma anche attraverso altre attività, in quei luoghi dove il Movimento è presente. Sempre più è richiesta la presenza di persone del Movimento nelle commissioni ecumeniche a livello parrocchiale, diocesano, regionale, nazionale e internazionale.

Nelle altre chiese, alcuni tra i massimi responsabili, come i citati Atenagora, Demetrio I ed ora Bartolomeo I, i vari primati di Canterbury, dei vescovi luterani molto rappresentativi, ecc., hanno incontrato più volte Chiara Lubich e hanno riconosciuto al Movimento di essere portatore di una spiritualità, di un carisma capace di catalizzare la comunione tra le chiese verso l’unità, per cui ci  incoraggiano a continuare i contatti con i membri delle loro chiese e ad approfondirli.

Al Centro del Movimento, Chiara come presidente e il Centro Uno come segreteria hanno un rapporto continuo col Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, mentre col Consiglio Ecumenico delle Chiese i contatti sono periodici.

Prospettive future

GEN’S: Quali segni positivi avvertite oggi nell’orizzonte ecumenico?

Sappiamo che, nonostante difficoltà di vario genere, aumenta la reciproca conoscenza tra i cristiani e cresce pure la comunione tra i teologi, nonché tra i responsabili delle varie chiese. Gli avvenimenti anche recenti, come la visita di Bartolomeo I a Roma, confermano questi segni positivi.

Certo, non possiamo illuderci, il cammino verso l’unità appare lungo e irto di difficoltà, però tutti sono concordi nell’affermare che la strada intrapresa è irreversibile. Comunque e dovunque si constata un’azione in crescendo dello Spirito Santo, vero protagonista del movimento ecumenico.

Come in tutte le realtà della storia, dobbiamo continuare a fare tutta la nostra parte, perché non si sa come, magari quando meno ce lo aspettiamo, i tempi diventano maturi e attraverso persone e avvenimenti provvidenziali si produce un salto qualitativo.

GEN’S: Nel Movimento ci sono vocazioni di cristiani appartenenti a tutte le tradizioni oggi esistenti. Avete qualcosa da dirci in merito?

Il fatto che da tanti anni ci sono state persone appartenenti alle chiese luterane, anglicane, riformate, ortodosse, ecc., che hanno sentito la chiamata di Dio a far parte del Movimento, continua a meravigliare noi e tanti altri. Evidentemente è una conferma che ci troviamo davanti ad un carisma che si pone a servizio di tutte le chiese e comunità ecclesiali.

Va notato che queste persone conservano la propria identità, cioè l’appartenenza piena alla loro chiesa, e nello stesso tempo fanno parte della grande famiglia del Movimento dei focolari.

Letture utili

GEN’S: Per chi volesse avere un approccio più ampio all’ecumenismo del Movimento, quali letture raccomandereste?

Prima di tutto dobbiamo dire che Chiara Lubich ha tenuto molti temi in occasione di incontri ecumenici in Italia e all’estero, approfondendo diversi punti della spiritualità del Movimento da una prospettiva ecumenica. Si può vedere ad esempio la relazione tenuta di fronte ad un folto auditorio ecumenico di giovani al Katholikentag (incontro annuale dei cattolici tedeschi). Lì, descrive in cinque punti la «tecnica dell’unità» tipica del Movimento applicata all’ambito ecumenico (pubblicata in «Città Nuova» 18/1982).

Per una ampia informazione sulle caratteristiche dell’ecumenismo del Movimento si può vedere il libro della focolarina Joan P. Back, Il contributo del Movimento dei focolari alla koinonia ecumenica. Una spiritualità del nostro tempo al servizio dell’unità, Città Nuova Ed., Roma 1988.

Da un punto di vista teologico, si possono utilizzare i due brevi ma sostanziosi lavori di Piero Coda, Un modello per il cammino ecumenico, apparso in questa stessa rivista (3/1984), ed il recente articolo Il carisma dell’unità di Chiara Lubich e la sua incidenza ecumenica. Alcune riflessioni teologiche, in «Studi Ecumenici» 1/1994 (una versione lievemente modificata, in «Nuova Umanità» 91/1994).

 

 

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