Un'esperienza di evangelizzazione attraverso la radio
Nuovi orizzonti
a cura di Michele Gatta
Chiamandola ad intraprendere una
nuova evangelizzazione, lo Spirito suggerisce alla Chiesa di percorrere le vie
più diverse. Trascendendo gli spazi tradizionali della vita pastorale, una
comunità parrocchiale in Portogallo ha realizzato un programma-radio diffuso
con grande successo nell'intera regione. Alla base, la propria esperienza di
vita.
La preoccupazionedi ogniparroco, come si capisce, è quella di creare una comunità viva, dove la presenza del Risorto, oltre che essere cercata, sia anche sperimentata. Una volta che la comunità si è compaginata e ognuno ha trovato la sua collocazione si possono realizzare tantissime cose - incontri per tutte le fasce di età, gite, veglie di preghiera, ecc. -; eppure nei parrocchiani più vivi può sempre tornare la delusione di sentirsi coinvolti per poche ore nell'arco di un'intera giornata. L'apertura agli altri, invece, crea orizzonti nuovi nella parrocchia; impegna la comunità a sentirsi prima un corpo solo e poi in tensione missionaria a testimoniare per le vie più varie la vita di carità sperimentata. E allora ci si accorge che del tempo per annoiarsi ne rimane ben poco. Ecco il racconto di un parroco portoghese, d. Zeferino Almeida Barros, che illustra una di queste vie.
La spinta a non limitarci agli ambiti ristretti della nostra comunità parrocchiale ci ha fatto intraprendere un'esperienza che nella sua ulteriore evoluzione ha sorpreso noi stessi.
Tutto è nato così. Ascoltando l'esperienza di un sacerdote su come era riuscito ad usare una emittente radio per il suo apostolato, ci siamo resi conto di aver ignorato completamente quello che poteva essere un prezioso mezzo per coinvolgere nella nostra esperienza evangelica tante altre persone. Esiste, infatti, nella nostra regione, una radio ben avviata ormai da 37 anni. Perché, allora, non tentare di farsi presenti?
Prima di avviarci dal direttore dell'emittente per proporgli l'idea abbiamo pensato di chiarircene innanzi tutto lo scopo: mantenere sempre viva la presenza del Risorto fra noi e donare agli altri la bellezza di questa vita. Col direttore, poi, che era contento di accoglierci, abbiamo stabilito le linee per la concretizzazione. Il programma che avremmo dovuto fare si sarebbe chiamato “Segno dei tempi nuovi” e la sua durata sarebbe stata di 40 minuti, con notizie, temi formativi, meditazioni, canti ed esperienze.
Consci che non avremmo potuto trasmettere agli altri ciò che non era innanzi tutto vita fra noi, ci siamo messi al lavoro. Con nostra grande sorpresa e anche gioia, i primi echi sono stati più che favorevoli. Gli ascoltatori erano entusiasti e dicevano che ricavavano molti benefici soprattutto dalle meditazioni. Ci scrivevano che il nostro programma comunicava loro pace, gioia, volontà di amare.
Vista la riuscita del programma, abbiamo pensato di servircene anche per produrre alcune cassette, in cui si alternavano meditazioni e canti. Anche quest'iniziativa ha avuto un'ottima accoglienza. Molte persone che già vivevano una vita cristiana impegnata ci mandavano il loro ringraziamento, perché trovavano in queste cassette uno stimolo a vivere il vangelo. Alcuni, poi, se ne servivano per fare meditazione chi in casa, chi andando al lavoro.
Sapendo che pochi sono abituati ad iniziare la giornata con una meditazione, nel vendere le cassette abbiamo pensato di introdurli a questa pratica così importante per una profonda esperienza di fede. Abbiamo raggiunto in questo modo alcune decine di persone, spronandole a fare altrettanto con i loro amici.
Quando il programma ha compiuto un anno, abbiamo invitato gli ascoltatori a telefonarci durante la trasmissione per dirci le loro impressioni. E così, dalle quattro città più importanti nel raggio di 100 Km, abbiamo ricevuto 26 telefonate in 30 minuti, a testimonianza dell'impatto quanto mai positivo dell'ideale evangelico di un mondo più fraterno che proponevamo. Questa reazione così spontanea e così vivace da parte degli ascoltatori ha fatto nascere in noi il desiderio di metterli in contatto gli uni con gli altri. Ma come fare?
La settimana seguente ci è venuta un'idea, forse suggerita dallo Spirito Santo: creare fra tutti una rete che abbiamo chiamato “Rete d'amore”. E da qui è nata un'altra esperienza, ancora più profonda.
Per accedere alla “rete d'amore” bisognava iscriversi al nostro programma, farlo conoscere agli amici e fare un atto d'amore gratuito senza aspettarsi ricompensa.
In poco tempo siamo arrivati a 100 iscrizioni. Quando poi in una parrocchia le adesioni superavano la dozzina, una nostra équipe andava a riunire queste persone per proporre loro di vivere insieme il vangelo ispirandosi alla prassi della “Parola di vita”. Abbiamo così potuto visitare nel giro di poche settimane sei comunità parrocchiali.
Un altro riflesso del programma sono i ritiri di giovani. Un giorno, mentre gli alunni delle nostre scuole facevano un ritiro, abbiamo dedicato loro un canto del Gen Rosso: “Talitakum”. Voleva essere l'invito a lasciare dietro a sé la vita superficiale di prima ed iniziare un cammino nuovo. Sono talmente piaciuti il gesto e il messaggio, che hanno chiamato il ritiro con questo nome. Intervistati dalla nostra radio hanno invitato altri giovani a fare quest'esperienza che, nello spazio di un anno e mezzo, è stata riproposta già nove volte.
a cura di Michele Gatta