Chiesa in Italia
La diocesi del Papa
a convegno
Dal 9 al 10 giugno si è svolto a Roma un convegno diocesano per mettere in atto quanto il Papa augura nella Novo Millennio ineunte a tutte le diocesi: che «l’unico programma del Vangelo continui a calarsi... nella storia di ciascuna realtà ecclesiale» (n. 29).
Punto di partenza del convegno è stata una riflessione sulla missione cittadina, svolta in preparazione al Giubileo, che ha coinvolto dodicimila missionari, in gran parte laici. Il suo svolgimento è avvenuto in tre momenti: la preparazione dei missionari; l’avvicinamento al territorio, soprattutto con la visita alle famiglie; e la missione negli ambienti di lavoro.
Tale attività ha suscitato una grande sorpresa sia per l’apertura degli abitanti della città ai missionari, sia perché questa esperienza vissuta anche fuori dei tradizionali schemi parrocchiali, ha permesso alla Chiesa di Roma di venire a contatto con tante realtà, dove ormai la presenza cristiana non aveva più incidenza. L’annuncio del Vangelo, infatti, è stato portato nelle scuole, nelle università, negli ospedali, nei ministeri, nelle aziende pubbliche e private e persino nei negozi. La collaborazione di tante persone e l’incontro di tanti carismi hanno rivelato la presenza a Roma di forze cristiane molto vive che attendevano solo di essere sollecitate per mettersi all’opera in maniera unitaria e armoniosa. E questo ha significato per la diocesi di Roma l’inizio di una nuova stagione evangelizzatrice .
Partendo da queste premesse, il prof. Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di sant’Egidio, durante una tavola rotonda del Convegno da lui guidata, si è rifatto alle parole del Papa “Duc in altum!” ed ha sintetizzato la sfida missionaria della diocesi facendo notare che «l’invito a “prendere il largo” si rivolge a tutti i cristiani: laici, religiosi, religiose e preti, perché escano da comunità cristiane concepite come un’isola. Una logica che chiede un’estroversione della comunità ecclesiale per testimoniare e comunicare il Vangelo. Quello che colpisce è che la missione non è solo un’attività lungo le mura della parrocchia, ma una dimensione con cui vivere la propria vita nella città».
Un nuovo modo di essere Chiesa
Tra gli orientamenti di fondo emersi durante il convegno due ci sembrano di particolare importanza: l’insistenza su un nuovo modo di essere Chiesa e quello sull’apporto che possono dare i Movimenti ecclesiali.
– Di fronte alle sfide poste dalla globalizzazione e dal mutevole intreccio di popoli e culture, i cristiani non devono limitarsi ad organizzare le parrocchie come stazioni di servizio religioso sul territorio, e non possono spendere tempo prezioso per alimentare una pastorale di conservazione rassegnata o aggressiva. Esse devono trovare un nuovo modo di essere Chiesa, capace di aprire nuovi orizzonti e portare avanti un’azione più incisiva nell’evangelizzazione. Una nuova missionarietà, dunque, che non potrà essere affidata ad una porzione di specialisti, ma dovrà coinvolgere in questa responsabilità tutto il popolo di Dio.
– Quanto all’apporto che stanno dando in questo senso i Movimenti ecclesiali, si può notare come essi, ponendo in atto il proprio carisma e operando a livello più ampio di quello parrocchiale, riescono a portare la vita evangelica dove le strutture tradizionali delle parrocchie non possono arrivare. Un lavoro, quindi, sempre coordinato a livello diocesano, ma anche con strutture diverse da quelle parrocchiali.
Con obbiettivi ben precisi
L’evangelizzazione abbraccia tutti gli ambiti della vita umana, ma poi concretamente bisogna fare una scelta delle priorità. La diocesi di Roma li ha individuati nella famiglia, nei giovani e nei poveri. Sono questi i tre soggetti portanti, sia come destinatari, sia come protagonisti.
La famiglia. La famiglia è il primo ambiente dove i laici sono chiamati a svolgere la loro missione di testimonianza e di proposta alternativa alla cultura dell’individualismo e della frammentazione.
«Alle famiglie cristiane – così il Papa nel suo messaggio – chiedo di aprire la propria casa per accogliere altri fratelli e sorelle nei centri di ascolto del Vangelo e più ampiamente di prendersi a cuore le situazioni di difficoltà morale, spirituale o materiale in cui versano tante altre famiglie, offrendo loro una testimonianza concreta di amicizia, di ascolto e di condivisione».
In questo campo ci sono ora proposte pastorali concrete, accompagnate da adeguati itinerari di formazione. La diocesi del Papa s’impegna a sviluppare una rete di solidarietà tra le famiglie e ad avviare in ogni parrocchia una struttura pastorale che accolga con amore le coppie e le famiglie che la comunità va via via avvicinando.
I giovani. Dopo l’esperienza della Giornata mondiale della gioventù, la pastorale giovanile della diocesi romana vuol continuare sulle vie di un quotidiano impegno di formazione e di missione dei giovani e con i giovani, in particolare verso i loro coetanei. Per questo si vuol creare un progetto unitario diocesano di pastorale giovanile che punti a non isolare i giovani ma ad inserirli dentro il tessuto vitale della comunità cristiana, aiutandoli a dialogare con gli adulti, le famiglie, gli anziani. I giovani, infine, sono chiamati a diventare “evangelizzatori” dei loro coetanei, soprattutto dei “lontani” negli ambienti di studio, di lavoro e di tempo libero.
Ai giovani, nel suo messaggio, il Papa ha detto: «Rinnovo l’invito di essere “le sentinelle del mattino” di questo terzo millennio appena iniziato. Non tiratevi indietro di fronte alle chiamate anche più impegnative che il Signore vi rivolge, non abbiate paura di proporre con gioia e semplicità l’annuncio del Vangelo ai vostri coetanei».
I poveri. Infine quale posto hanno i poveri nelle comunità cristiane? La diocesi pone in atto un costante monitoraggio delle povertà presenti sul territorio, per raggiungere con segni concreti di solidarietà chi è indigente, malato od emarginato, e la sua famiglia, attraverso l’incontro personale nelle case, per la strada, in carcere.
Queste tre scelte sono preferenziali ma non escludono altri impegni missionari, in particolare quelli riguardanti la scuola, l’università, la sanità e i luoghi di lavoro.
Queste ed altre conclusioni del convegno saranno ora presentate al Papa ed egli, con il cardinale vicario della diocesi e con gli altri suoi collaboratori in ambito diocesano, provvederà a stendere le linee del piano pastorale per i prossimi anni.
Già nel messaggio iniziale il Papa aveva ricordato un principio basilare per l’efficacia di qualsiasi piano pastorale. Aveva scritto: «Sulla via della missione occorre procedere uniti, sostenuti da comunità in cui si vive l’amore fraterno come principio educativo».
E, rivolgendosi sia ai parrocchiani che a quelli che sono impegnati in altre comunità o Movimenti ecclesiali, aveva aggiunto: «Ogni nostra parrocchia e comunità sia casa dove si sperimenta dal vivo la comunione».
Un augurio e una sfida.
a cura della redazione