Contenuti e finalità dell’Anno della fede

Rendere più consapevole l’adesione al Vangelo

di Brendan Leahy – Lida Ciccarelli

Alla luce della Lettera d’indizione “Porta fidei”, gli autori schiudono qui istanze fondamentali dell’Anno della fede, in una sintesi per il largo pubblico. L’iniziativa di questo Anno, presa da Benedetto XVI, vuole rispondere all’attuale momento storico che vive l’umanità, fortemente segnata dall’assenza di Dio.

L’Anno della fede, indetto da Benedetto XVI con la Lettera apostolica Porta fidei, ha avuto inizio l’11 ottobre 2012 e terminerà nella solennità di Cristo Re dell’Universo, il 24 novembre 2013.

Cerchiamo in questo nostro intervento di evidenziarne sia i contenuti che le finalità così come emergono dalla Lettera apostolica Porta fidei, pubblicata in forma di “motu proprio” e cioè scritta da Benedetto XVI di sua propria iniziativa, e nella Nota della Congregazione per la Dottrina della fede.

«Anno della fede»

È un tempo di grazia – afferma il Papa – di «particolare riflessione e riscoperta della fede» (Pf 4) e insieme un invito a «un’autentica e rinnovata conversione al Signore» (Pf 6), con lo scopo di «aiutare tutti i credenti […] a rendere più consapevole e a rinvigorire la loro adesione al Vangelo», affinché «ognuno senta forte l’esigenza di conoscere meglio e di trasmettere alle generazioni future la fede di sempre», quindi di dare testimonianza (Pf 8).

«Ancora una volta – ha commentato Maria Voce – si coglie la forte spinta dello Spirito Santo in questa iniziativa che giunge puntuale in questo momento della storia. I giovani della giornata mondiale della gioventù, le famiglie, i lavoratori ed i giovani che scendono nelle piazze, inaugurano nuove primavere ed invocano profonde riforme sociali: sono segnali che dicono quanto l’umanità oggi sia alla ricerca di cambiamento»1.

Benedetto XVI osserva anche che non è la prima volta che la Chiesa celebra un Anno della fede. Poco dopo la conclusione del Vaticano II fu Paolo VI a indire un Anno della fede, pensandolo come un momento solenne in cui tutta la Chiesa riprendesse un’esatta coscienza della sua fede.

Perché in questo momento storico?

La circostanza concreta è offerta dal 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II – l’11 ottobre 1962 – e dal 20° anniversario della pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, ritenuto dal Papa un autentico frutto del Concilio. A questi due anniversari si aggiunse, sempre nell’ottobre scorso, l’apertura del Sinodo ordinario dei vescovi su La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana.

La decisione di Benedetto XVI si ricollega con alcune costanti del suo pontificato, prime fra tutte:

a. l’esigenza di richiamare al primato di Dio in una società in grande cambiamento, con la sfida di rendere presente Dio in modo nuovo (cf Pf 2) come aveva già affermato scrivendo ai vescovi della Chiesa cattolica:

«Nel nostro tempo in cui in vaste zone della terra la fede è nel pericolo di spegnersi come una fiamma che non trova nutrimento, la priorità che sta al di sopra di tutte è di rendere Dio presente in questo mondo e di aprire agli uomini l’accesso a Dio […]. Il vero problema in questo nostro momento della storia è che Dio sparisce dall’orizzonte degli uomini e […] l’umanità viene colta dalla mancanza di orientamento […]. Condurre gli uomini verso Dio […] questa è la priorità suprema e fondamentale della Chiesa»2.

b. la necessità di fronte all’attuale crisi formativa, di sostenere la fede con una corretta conoscenza dei suoi contenuti e valori perché – come afferma ancora Benedetto XVI – la fede oggi non è più «un presupposto ovvio del vivere comune», neanche per i cristiani che a volte si danno maggior preoccupazione per le conseguenze sociali, culturali e politiche del loro impegno (cf Pf 2).

c. far progredire il rinnovamento della Chiesa iniziato con il Vaticano II. Additando il Concilio «come la grande grazia di cui la Chiesa ha beneficiato nel secolo XX» (Pf 5), il Papa rinnova la sua convinzione che, se leggiamo e recepiamo i documenti conciliari guidati da una giusta ermeneutica, quella della “riforma” nella continuità3, l’evento del Concilio «può essere e diventare sempre di più la grande forza per il sempre necessario rinnovamento della Chiesa» (Pf 5).

Nel suo insieme Porta fidei è un grande appello a riscoprire la bellezza della fede (Pf 7), nella gioia di un rinnovato incontro con il Risorto (cf Pf 2). Vediamone ora i contenuti, il percorso e le prospettive fondamentali.

La porta: un’icona suggestiva

Composta di 15 agili paragrafi, con ricchi richiami e icone bibliche, la Lettera si apre con un’asserzione densa di contenuto:

«La porta della fede (cf At 14, 27) che introduce alla vita di comunione con Dio e permette l’ingresso nella sua Chiesa è sempre aperta per noi» (Pf 1).

Questa suggestiva immagine della “Porta” tratta dagli Atti degli Apostoli, si riferisce a Paolo e Barnaba quando, di ritorno da un viaggio di  evangelizzazione, comunicano alla comunità di Antiochia come il Signore  aveva aperto la “Porta della fede” ai popoli pagani. Da allora in poi quella Porta è sempre aperta per tutti gli esseri umani, per tutti i popoli.

L’immagine della Porta evoca molto bene il passaggio che siamo chiamati a compiere. Varcando quella soglia si entra in uno spazio vitale, decisivo: si entra nello spazio di Dio, nel circolo della vita divina, in quella dinamica di dono e di donazione reciproca che è la vita trinitaria.

Contemporaneamente quella Porta permette l’ingresso nella Chiesa, nella famiglia dei figli di Dio: un passaggio dall’io alla comunione, un dilatarsi del credente sull’“Anima” della Chiesa.

Ma come è possibile varcare quella Porta?

Risponde Benedetto XVI: «Quando la Parola di Dio viene annunciata e il cuore si lascia plasmare dalla grazia che trasforma» (Pf 1).

Si tratta di una precisazione importante.

L’ascolto della Parola non è sufficiente per suscitare la fede. È necessario che anche il nostro cuore si lasci illuminare dalla grazia, dalla luce di Dio. Detto altrimenti: occorre disponibilità, apertura del cuore affinché Dio operi, occorre “fare il vuoto” affinché Dio faccia breccia in noi!

E Dio agisce così verso tutti, vuole entrare in rapporto profondo con ogni essere umano, nessuno escluso come ci ricorda un bel testo del Concilio Vaticano II: «Nel cuore di tutti gli uomini lavora misteriosamente la grazia di Dio, perché Gesù è morto per tutti» (Gaudium et spes 22).

Benedetto XVI fa ancora una precisazione: varcare la Porta della fede significa «immettersi in  un cammino che dura tutta la vita (Pf 1), un cammino  lungo il quale occorre mantenersi sempre desti per accrescerla, approfondirla con la stessa costanza di quando si è giovani (cf Pf 14). Inoltre in questo cammino non possiamo dimenticare coloro che pur «non riconoscendo in sé il dono della fede sono comunque in una sincera ricerca del senso ultimo e della verità definitiva sulla loro esistenza e del mondo» (Pf 10). Occorre quindi farsi carico delle domande e dell’incredulità dell’umanità di oggi, assumere la sua inquietudine, consapevoli che la ricerca è «preambolo» alla fede perché spinge l’essere umano sui passi che conducono a Dio (cf Pf 10).

Le vie da percorrere

Nella parte centrale della Lettera, Benedetto XVI indica come vivere in «maniera degna e feconda» i prossimi mesi attorno alla fede «confessata, celebrata, testimoniata» (cf Pf 9): un invito ad annunciare il Vangelo, a intensificare la conoscenza e la testimonianza della fede.

Annunciare il Vangelo

In un momento di così profondo cambiamento come quello che stiamo vivendo «non possiamo accettare che il sale diventi insipido e che la luce sia tenuta nascosta» (cf Pf 3), annota Benedetto XVI. Il Risorto che colma i nostri cuori con il suo amore, ieri come oggi, ci invia per il mondo a offrire a tutti i popoli la luce delle sue Parole (Pf 7), ma occorre che la «testimonianza cresca nella sua credibilità» (Pf 8) affinché le persone di oggi sentano il bisogno, come la samaritana, di mettersi all’ascolto di Gesù (cf Pf 3).

Da qui l’urgenza che la Chiesa tutta si metta in cammino per condurre gli esseri umani «fuori del deserto», verso Colui che trasfigura la nostra vita e svela il valore assoluto di ogni persona (cf Pf 2; 7).

Alla luce della visione conciliare, il Papa presenta quindi la fede come la risposta a Dio-Amore che si è manifestato e si è donato a noi in Gesù Cristo, per farci partecipi della sua vita.

Intensificare la conoscenza della fede

Benedetto XVI ci richiama poi all’impegno a «riscoprire i contenuti della fede [...] e riflettere sullo stesso atto con cui si crede» (Pf 8).

Due sono dunque le dimensioni della fede: l’atto con il quale mi affido, ci affidiamo totalmente a Dio che si è manifestato in Gesù Cristo, e il contenuto della fede.

Il Papa porta come esempio l’episodio di Lidia, raccontato da Luca negli Atti degli Apostoli (At 16, 14). Mentre ascolta Paolo che si trova a Filippi per annunciare il Vangelo, Dio le apre il cuore per aderire (atto della fede, preceduto dalla grazia che illumina il cuore e la mente) alle parole di Paolo (contenuto).

Prima del Concilio Vaticano II, si metteva molto in rilievo il contenuto della fede e quindi la sua dimensione oggettiva; dopo il Concilio, l’accento si sposta sulla dimensione soggettiva della fede, cioè l’atto personale e libero con il quale rispondo a Dio. Ma sia prima del Concilio che dopo c’era il pericolo di sottovalutare o l’uno o l’altro aspetto.

Pur mantenendo la distinzione, il Papa afferma che «esiste un’unità profonda tra l’atto con cui si crede e i contenuti a cui diamo il nostro assenso» (Pf 10). Da qui il suo invito a valorizzare entrambe le dimensioni alla luce sia del Concilio Vaticano II che del Catechismo della Chiesa Cattolica, il quale permette di «accedere a una conoscenza sistematica dei contenuti della fede» e offre «una memoria permanente dei tanti modi in cui la Chiesa ha meditato sulla fede e prodotto progresso nella dottrina» (Pf 11).

Benedetto XVI continua la sua riflessione ricordando che:

–  La fede è «un atto personale e insieme comunitario» (Pf 10). È un atto personale perché indica il mio rapporto con Dio, il mio “fiat” a Dio. Eppure – aggiunge – il nostro «io credo» partecipa all’«Io credo» della Chiesa che risponde a Dio con la sua fede e che ci insegna a dire «io credo». Quindi la mia fede, la nostra fede è la fede della Chiesa nella quale – in Cristo – viviamo, siamo, ci muoviamo. La Chiesa non è quindi una realtà fuori di noi.

Si fa evidente allora che la fede è un cammino comunitario nel Risorto che vive in mezzo a noi, che afferra tutto il nostro essere – mente, anima, corpo, vita – e ci riveste della sua luce, facendoci capaci di far diventare vita quotidiana la Verità che è Gesù (Pf 11).

–  La fede non è «un fatto privato» (Pf 10): il giorno di Pentecoste gli apostoli hanno mostrato bene la dimensione pubblica del credere e dell’annunciare senza timore. Il credente è invitato pertanto a «professare con la bocca […]», a rendere pubblica testimonianza di quanto crede, perché la fede implica un impegno pubblico, una responsabilità sociale (cf Pf 10).

Il Papa porta, quindi, la nostra attenzione sul rapporto fede-ragione (cf Pf 12), rapporto quanto mai decisivo viste le continue sfide poste alla fede dalla razionalità scientifica e tecnica.

Non è nostro compito, qui, enucleare come tale rapporto si è snodato nel tempo, tuttavia vogliamo sottolineare questo invito di Benedetto XVI a superare l’antico pregiudizio che la fede ostacoli la ragione, che fede e scienza percorrano strade parallele senza incontrarsi mai. Esse invece non si escludono, perché «anche se per vie diverse, tendono alla verità» (Pf 12; cf Fides et ratio 34 e 106).

Il credere non si contrappone, dunque, al comprendere. Fede e ragione, pur mantenendo la propria autonomia, devono piuttosto arrivare a mostrare la loro reciproca relazionalità. Nel credente infatti – asserisce S. Rondinara – la ragione e la fede si implicano vicendevolmente nell’atto di fede a tal punto che qualunque dono di grazia della rivelazione può venire assunto soltanto nell’orizzonte di una data comprensione umana4.

La fede va testimoniata

La fede accolta, conosciuta in profondità va poi testimoniata, irradiata attorno a noi. A questo proposito Benedetto XVI mette in rilievo il legame tra fede e carità.

La fede, infatti, è pienamente se stessa quando è vissuta, quando diventa carità (Gal 5,6; Gc 2, 14-18). E il Papa aggiunge: «fede e carità si esigono a vicenda così che l’una permette all’altra di attuare il suo cammino» (Pf 14).

Il credere non ci distoglie quindi dal mondo, al contrario: se siamo veramente convinti d’essere amati, siamo anche capaci di far germogliare attorno a noi una vita nuova che abbia l’impronta della resurrezione, una socialità fondata sull’amore.

Ancora: la fede che si fa carità diventa un nuovo «criterio di intelligenza» (Pf 6) che permette di riconoscere dietro al volto di ogni prossimo che chiede il nostro amore, il volto del Risorto.

Annota don Foresi in una delle sue opere più significative: «Nel rapporto con il prossimo, in una visione puramente umana, le persone che avvicino sono quelle che sono; ma, in una visione più vasta che comprende tutto l’essere umano, in una visione cristiana cioè, quelle persone sono per me altrettante membra del corpo mistico di Cristo, in esse vedo Gesù – e quindi vedere Gesù nel prossimo è un atto di intelligenza cristiana»5.

Ma a chi guardare per essere illuminati, guidati nel nostro cammino?

Benedetto XVI indica la dimensione carismatica della Chiesa per focalizzare il nostro sguardo sui molteplici volti di uomini e donne che, in ogni generazione, hanno lasciato tracce profonde nella storia della Chiesa (cf Pf 13).

A partire da Cristo, evoca la fede degli apostoli, poi quella della prima comunità di Gerusalemme, dei martiri, di quanti seguono Gesù con radicalità di vita, e di tutti coloro che là dove vivono irradiano la bellezza dell’essere cristiani e fanno dell’amore il primo luogo dell’evangelizzazione.

In particolare addita Maria come Colei che è “beata” perché ha creduto, tracciando una sorta di Via Mariae:

«Per fede Maria accolse la parola dell’Angelo […]. Visitando Elisabetta innalzò il suo canto di lode all’Altissimo […]. Con gioia e trepidazione diede alla luce il suo unico Figlio […]. Confidando in Giuseppe suo sposo, portò Gesù in Egitto […]. Con la stessa fede seguì il Signore e rimase con Lui fin sul Golgota […]. Con fede Maria assaporò i frutti della risurrezione di Gesù […] e lo trasmise ai Dodici riuniti con lei nel Cenacolo […]» (Pf 13).

Non stupisce che al termine del documento Benedetto XVI affidi a Maria questo tempo di grazia.

Il Silenzio di Dio

La Lettera termina gettando luce sul non sempre facile cammino della fede.

A volte si vivono momenti in cui non scorgiamo più il volto di Dio e tutto sembra diventare vano: «Quanti Santi hanno vissuto la solitudine!» – riconosce il Papa – «Quanti credenti, anche ai nostri giorni, sono provati dal silenzio di Dio mentre vorrebbero ascoltare la sua voce consolante!» (cf Pf 15). Come non pensare, qui, a una santa Teresina di Lisieux, a una Madre Teresa di Calcutta!

Il ritmo della fede come atto personale e comunitario – e quindi la fede che si opera nell’amore reciproco – passa attraverso una morte e risurrezione (cf Rm 6, 4). Di conseguenza, come sottolinea il Papa, nella misura in cui ci lasciamo trasformare da Gesù crocifisso – pensieri, affetti, comportamento – «entriamo nella radicalità della nuova vita della risurrezione» (Pf 6), nella vita di Gesù risorto presente fra noi.

Fa dunque parte «della rivelazione cristiana [… ] non solo la parola di Dio, ma anche il silenzio di Dio», affermava negli anni ’60 il teologo J. Ratzinger6, oggi Benedetto XVI, nella certezza che l’esperienza del dolore si apre alla gioia e alla speranza (cf Pf 15). Quindi alla notte di Dio è intrinseca la cultura della risurrezione!

Iniziative a quattro livelli

La Nota pastorale – redatta dalla Congregazione della Dottrina della fede su invito di Benedetto XVI – intende aiutare la compagine ecclesiale a dare al mondo, in questo Anno della fede, una testimonianza corale di unità.

Vengono proposte numerose iniziative – ne evochiamo qui solo alcune – articolate a quattro livelli: Chiesa universale; Conferenze episcopali; diocesi; parrocchie, Comunità, Associazioni e Movimenti.

Naturalmente non si chiudono le porte per altre proposte che il “soffio” dello Spirito Santo potrà far nascere in tanti.

Chiesa universale

Accanto alla solenne celebrazione per l’inizio dell’Anno della fede e allo svolgimento del Sinodo dei vescovi sulla Nuova evangelizzazione e la trasmissione della fede, l’accento è messo sulle iniziative ecumeniche per «invocare e favorire il ristabilimento dell’unità fra tutti i cristiani». In particolare a Roma si terrà una solenne celebrazione ecumenica invitando tutte le confessioni cristiane a proclamare insieme il Credo, riscoprendo così le radici comuni e la conoscenza di “chi” è al centro del nostro credere.

La Nota fa eco così all’enfasi posta sul Credo da Benedetto XVI che, citando sant’Agostino, ricorda quanto fosse importante per i primi cristiani impararlo a memoria e recitarlo ogni giorno per essere consapevoli di cosa voglia dire essere cristiano. Il grande vescovo d’Ippona raccomandava ai suoi fedeli:

«Il Credo … lo dovete tenere sempre presente, ripensarlo nelle piazze e non scordarlo durante i pasti, e anche quando dormite […] con il cuore dovete vegliare in esso» (cf Sermo 215,1; cf Pf 9).

Conferenze Episcopali

Dopo aver incoraggiato a prestare attenzione alla formazione catechistica, si invitano le Conferenze episcopali a «un ampio uso dei linguaggi della comunicazione e dell’arte», sostenendo e favorendo la presenza dei cristiani nelle «trasmissioni televisive o radiofoniche, film e pubblicazioni» sul tema della fede. La presenza cristiana nei media è particolarmente caldeggiata come se la Chiesa chiedesse a tutti di non temere di aprire le porte alla fede!

Viene inoltre sollecitata la conoscenza dei santi locali, autentici testimoni della fede, dell’essere cristiani.

Diocesi

Tra le altre indicazioni si richiede ai vescovi di cogliere l’Anno della fede come «rinnovata occasione» per promuovere un dialogo costruttivo tra fede-ragione, tra fede e cultura, sostenendo simposi, convegni e giornate di studio, specialmente nelle Università cattoliche.

Parrocchie, Comunità, Associazioni, Movimenti

Se da un lato va messo l’accento sulla liturgia e sulla particolare cura da tenere per le celebrazioni eucaristiche, dall’altro tutti sono chiamati a un rinnovato impegno nell’evangelizzazione. In particolare, alle Associazioni e ai Movimenti si chiede di essere generosi e creativi nel promuovere iniziative secondo i loro carismi.

Il calendario dell’Anno della fede prevede inoltre che la vigilia di Pentecoste, 18 maggio 2013, sia celebrata da Benedetto XVI con i Movimenti ecclesiali.

Conclusione

Questi e altri suggerimenti hanno la chiara finalità di favorire un nuovo incontro con il Risorto “autore della fede” (Eb 12, 2)», affinché – come Benedetto XVI si augura – «nessuno diventi pigro nella fede» (Pf 15), ma s’impegni a diventare «segno vivo della presenza del Risorto nel mondo» (Pf 15). È questo l’auspicio per quest’anno: che tutti possiamo crescere nella conoscenza della fede per essere testimoni convinti, credibili e gioiosi e additare a tanti il Risorto, la porta della fede!

Brendan Leahy – Lida Ciccarelli

 

1)            Maria Voce, Dichiarazione in risposta all’annuncio dell’anno della fede e della Lettera del Papa Porta fidei, in Servizio Informazione Focolari (SIF), 20.10.2011. Cf Benedetto XVI, Angelus, 16 ottobre 2011.

2)            Benedetto XVI, Lettera ai Vescovi cattolici riguardo alla remissione della scomunica dei quattro vescovi consacrati dall’arcivescovo Lefebvre, 10 marzo 2009.

3)            Cf Benedetto XVI, Discorso alla Curia Romana, 22  dicembre 2005.

4)            S. Rondinara, Fede e Scienza. Le sfide della cultura scientifico-tecnologica alla fede oggi, in M. Cozzoli (ed.), Pensare, professare, vivere la fede. Nel solco della lettera apostolica Porta Fidei, Lateran University Press, Roma 2012.

5)            P. Foresi, Dio ci chiama. Conversazioni sulla vita cristiana, Città Nuova, Roma 2003, 90.

6)            J. Ratzinger, Introduzione al cristianesimo, Queriniana, Brescia 2005, 286.