Convegno
del laicato cattolico
Su iniziativa del Pontificio Consiglio per i Laici si è svolto a Roma dal 25 al 30 novembre scorso il convegno internazionale del laicato cattolico con la partecipazione di circa 600 rappresentanti qualificati delle associazioni laicali e dei nuovi movimenti.
I partecipanti provenivano da tutto il mondo e per la prima volta anche dai Paesi ex comunisti. Non sono mancati alcuni delegati delle altre Chiese cristiane.
Il tema del Convegno era: “Testimoni di Cristo nel nuovo millennio”. Presentando l’iniziativa, il segretario del Pontificio Consiglio, mons. Stanislaw Rylko, ha definito il mondo dei laici «un gigante addormentato, che ha bisogno di essere risvegliato», anche se dopo il Vaticano II «si è approfondita la coscienza che i fedeli laici hanno della loro vocazione cristiana radicata nel battesimo; si è rinvigorito il senso di corresponsabilità nella Chiesa; tanti laici, uomini e donne, sono impegnati in prima linea nella nuova evangelizzazione; non pochi decidono di dedicarsi a tempo pieno al servizio delle comunità ecclesiali; sono sempre più numerosi i teologi laici; funzionano sempre meglio i consigli pastorali; assistiamo nella Chiesa a una nuova stagione aggregativa che, accanto alle organizzazioni di lunga e meritevole tradizione, vede una straordinaria fioritura di movimenti ecclesiali e nuove comunità».
Già nell’apertura del Convegno il Papa si è fatto presente attraverso un messaggio. Egli riconosce la primavera spirituale del mondo laicale e chiede a tutti «un rinnovato slancio missionario». Per Giovanni Paolo II la presenza laicale non è più collaterale nella missione della Chiesa, perché uomini, donne, giovani sempre più riscoprono – grazie alla funzione aggregatrice di molteplici movimenti e comunità ecclesiali – di avere un ruolo centrale nell’annuncio del Vangelo al mondo.
Dopo la lettura del messaggio di Giovanni Paolo II, il card. James Francis Stafford, presidente dello stesso Pontificio Consiglio, ha sottolineato che il nichilismo del mondo attuale «sarà sconfitto non dalle analisi ma dalla freschezza battesimale che informa le coscienze». Secondo il cardinale i fedeli laici sono chiamati oggi ad essere portatori di pace in un mondo intriso di violenza, ricercatori illuminati nel settore della medicina riproduttiva e genetica, operatori di comunione nella new economy e nei rapporti tra uomo e donna.
Numerosi e interessanti i vari interventi con la partecipazione anche di Chiara Lubich del Movimento dei focolari, Andrea Riccardi della Comunità di sant’Egidio, Onorato Grassi di Comunione e Liberazione, Eusebio Astiaso dei Neocatecumenali, Martine Cattà confondatrice della comunità Emmanuel, Ernesto Preziosi dell’Azione Cattolica, ed altri ancora.
Il Convegno è risultato particolarmente interessante, oltre che per la ricchezza dei temi trattati, per la comunione vissuta tra le varie espressioni aggregative del laicato. C’è stata l’opportunità reciproca di conoscere e apprezzare maggiormente i vari carismi sorti prima e dopo il Vaticano II ed è nata tra tutti un’amicizia che va ben al di là delle umane convenienze, perché ognuno ha potuto gioire del bene che fanno gli altri e rafforzarsi nell’impegno che il proprio carisma esige.
Nel messaggio finale i convegnisti affermano che «le donne e gli uomini di oggi non sono persuasi da continue ripetizioni verbali o culturali del messaggio cristiano, ma sono toccati da un incontro personale», un incontro con Cristo che rende più umana la vita e abilita ad essere testimoni credibili del Vangelo. Il messaggio riafferma anche l’impegno per l’ecumenismo e a favore della dignità di ogni persona umana.
Nel clima di comunione creatosi in questi giorni erano risuonate in tutta la loro forza le parole di santa Caterina da Siena, ricordate dal Papa nella celebrazione eucaristica domenicale in piazza San Pietro: «Se sarete ciò che dovete essere, porterete il fuoco in tutto il mondo».
Convegno ecumenico di vescovi dal Papa
Durante il loro incontro annuale presso il Centro Mariapoli di Castelgandolfo un gruppo ecumenico di 25 vescovi di diverse chiese, il 2 dicembre scorso, è stato ricevuto in udienza dal Papa, che ha rivolto loro parole di grande calore e di profonda intensità spirituale. A guidare il gruppo, che al suo interno spicca per la presenza di vescovi ortodossi, siro-ortodossi, anglicani, evangelici-luterani, oltre che cattolici, è il cardinale Miloslav Vlk, che ha ricordato l’impulso dato proprio dal Papa a questi incontri nel 1982.
Prima dell’udienza, i partecipanti al Convegno sono andati in pellegrinaggio alle Catacombe di San Callisto e in quel luogo dove la Chiesa era ancora “una” hanno stretto un patto d’amore fraterno, quale segno concreto del loro impegno ecumenico.
L’ardente desiderio di Gesù – “che tutti siano una cosa sola” – aveva coinvolto in questi giorni la riflessione dei vescovi. Infatti il tema del loro incontro era: “Il grido di Gesù abbandonato: luce sul cammino verso la piena comunione fra le Chiese”.
C’è, infatti, uno stretto legame tra la morte in croce di Gesù e lo sforzo di ricondurre le Chiese all’unità: «Il cammino ecumenico –ha detto Giovanni Paolo II – trova il suo modello decisivo nell’offerta estrema del Figlio di Dio, il quale, per amore dei fratelli si fece carico di ogni divisione, vincendo in sé il peccato della disunione dei suoi. Come non vedere l’urgenza di un simile amore, per rendere feconda l’attività ecumenica?».
«Noi, testimoni del sacrificio redentore – continua il Papa – siamo chiamati a diventare sempre più profondamente strumenti e ministri di unità e di santificazione». Anzitutto con la preghiera, perché la riconciliazione tra le Chiese è fondamentalmente un dono divino. E poi con la costante, quotidiana conversione del cuore. «Quanto più sapremo pensare ed agire secondo il cuore di Cristo, tanto più sapremo essere fedeli al suo comando. L’unità è una conquista paziente e lungimirante della fede e della carità».
Il Papa invitava a «rileggere la complessa e a volte travagliata storia delle nostre comunità nella prospettiva dell’unica Chiesa di Cristo, dove le legittime differenze contribuiscono a rendere più splendente il volto della Sposa del gran Re». Si augurava perciò che «la grazia sanante del Signore possa lenire le sofferenze causate dalle divisioni e riportare l’intesa delle menti e dei cuori».
Il metropolita Seraphin, che ha giurisdizione sulla Chiesa ortodossa rumena in Germania e nell’Europa centrale, ha rilasciato una dichiarazione, dove tra l’altro dice: «Le parole del Papa ci hanno dato una tale gioia, hanno creato una tale intensità nell’unità tra noi... che siamo tutti determinati ad andare avanti su questa via. Il Papa ci è apparso con un viso raggiante. L’abbiamo visto sostenuto dallo Spirito Santo. Abbiamo gioito... Proprio dalla sua sofferenza emana questa forza della risurrezione, che ha un’influenza straordinaria su tutti quelli che l’avvicinano. È un grande dono per la Chiesa cattolica, per le Chiese cristiane, per il mondo».
a cura della redazione