SPUNTI DI RICERCA

PER UN PROFILO DI PARROCCHIA

 

 

 

IMPORTANZA DELLA PARROCCHIA.

 

"Bisogna riaffermare l'importanza e la validità della Parrocchia. Nonostante le crisi vere o supposte, da cui sarebbe stata colpita, essa è istituto da conservare come espressione normale e primaria della pastorale....Essa rimane tutt'ora un organismo di primaria importanza nelle strutture visibili della chiesa" (Giov. Paolo II alla assemblea plenaria della Congregazione per il Clero)

"Sulla base della reciproca carità (cfr. 1Pt. 4,8), va proseguito il cammino del rinnovamento evangelico delle nostre comunità, valorizzando anzitutto, con continuità e fedeltà, le dimensioni della pastorale ordinaria, e in particolare la vita delle parrocchie, che costituiscono il tessuto portante della nostra Chiesa" (Evangelizzazione e testimonianza della carità n 28).

 

LO SPECIFICO DELLA PARROCCHIA.

 

Nel magistero della chiesa spesse volte vengono in evidenza le caratteristiche d'insieme della vita parrocchiale. C'è un limite di territorio e di persone: ma proprio in questo limite c'è la bellezza di poter far vedere nel piccolo, a misura d'uomo, una società rinnovata dal Vangelo.

Paolo VI l'ha descitta in questi termini: "comunione di preghiera e di carità, microcosmo religioso in sè perfetto", "meraviglia sociale di bellezza e valore umano grandissimi", "nessuna forma della società moderna, pur tanto progredita, può avvicinarci al concetto di fratellanza, di famiglia, di unità, di fusione d'anime e di cuori, espresso dalla vita parrocchiale".

Giovanni Paolo II, ha chiamato la parrocchia "famiglia di Dio in un posto" e "luogo della comunione dei credenti ed insieme segno e strumento della vocazione di tutti alla comunione". Indicava poi una strategia per passare dalla vita della comunità cristiana alla incidenza nell'ambito sociale: "Occorre perseguire l'obiettivo strategico di rifare il tessuto della comunità cristiana come condizione per rifare il tessuto cristiano della società" (Giov. Paolo II 30.12.1990)

 

LE FONTI DELLA VITA ECCLESIALE.

 

"Una comunità non è realtà che si possa semplicemente organizzare, non si tratta di una comunità solamente umana. La comunità cristiana è realtà umano-divina. Essa non nasce innanzitutto dagli sforzi nostri. E' Cristo stesso a suscitarla"

"E' l'annuncio della Buona Novella a radunare i fedeli. L'origine e il principio della comunità ecclesiale è la Parola di Dio annunciata, ascoltata, meditata e messa poi a contatto con le mille situazioni di ogni giorno, al fine di applicare la perenne verità alle circostanze concrete della vita." (Giov. Paolo II ad un convegno per parrocchie il 3 maggio 1986).

"La comunità cristiana ha per centro e culmine la celebrazione dell'Eucarestia, in modo che la partecipazione ad essa informi la vita.. L'Eucarestia è modello e forma che plasma la comunità e ne accresce il potenziale di amore." (Eucarestia e Comunità n 28)

La comunità parrocchiale si costruisce ancora con la fedeltà allo Spirito che agisce per mezzo del ministero sacerdotale. "Occorre stringersi insieme in una gara di comprensione/reciproca e di amore sincero, che faccia convergere tutti intorno al pastore comune, il vescovo diocesano e colui che lo rappresenta nella comunità parrocchiale, il parroco,. Intorno a questo centro si deve formare una comunità viva di persone che si stimano e si amano" (Giov. Paolo II alle parrocchie di Roma 12.5.1985) La crescita e la guida della comunità cristiana è condotta personalmente da Gesù Risorto che mantiene la sua promessa di essere misticamente presente fra i suoi radunati nel suo nome. "Voi siete una parrocchia prima di tutto grazie al fatto che Cristo è qui: in mezzo a voi, con voi, in voi, reso presente dalle persone vive riunite dalla fede e dall'amore" (Giov. Paolo II alla parrocchia di Orcasitas il 3.11.82). Dice un commento teologico a Matteo 18,20 (Dove due o tre..):" Ed effettivamente, Gesù, presente fra quanti sono riuniti nel suo nome, opera non meno efficacemente di quanto operava fisicamente fra i suoi discepoli"

 

LA CARITA' "CUORE" DELLA CHIESA E DEL SUO ANNUNCIO.

 

Gli orientamenti pastorali per gli anni '90 "Evangelizzazione e testimonianza della carità" hanno il pregio più grande nel saper presentare una visione globale ed organica della vita comunitaria, una vera rilettura del mistero cristiano e quindi del compito e delle modalità dell'evangelizzazione per i tempi di oggi.

Alcune espressioni che potrebbero sintetizzare "il costitutivo" della parrocchia.

"La verità cristiana non è una teoria astratta. E' anzitutto la persona vivente del Signore Gesù, che vive risorto in mezzo ai suoi. Può essere accolta, compresa e comunicata solo all'interno di una esperienza umana integrale, personale e comunitaria, concreta e pratica, nella quale la consapevolezza della verità trovi riscontro nella autenticità della vita. Questa esperienza ha un volto preciso, antico e sempre nuovo: il volto e la fisionomia dell'amore" (n 9). Citando S. Agostino ricorda: "Se vedi la carità, vedi la Trinità". Cfr. Gaudium et spes, n 24, "Il Signore Gesù (con la preghiera per l'unità) mettendoci davanti orizzonti impervi alla ragione umana, ci ha suggerito una certa similitudine tra l'unione delle persone divine e l'unione dei figli di Dio nella verità e nella carità".

"La carità, prima di definire "l'agire" della chiesa, ne definisce l'essere profondo" (n 26).

Invita a rifare con l'amore il tessuto cristiano della comunità ecclesiale con la partecipazione corrresponsabile di tutti sapendo che nell'attuazione del comandamento nuovo c'è la legge della trasformazione del mondo.

"Dobbiamo avere sicura coscienza che il vangelo è il più potente e radicale agente di trasformazione e di liberazione della storia, non in contraddizione, ma proprio grazie alla dimensione spirituale e trascendente in cui è radicato e verso cui orienta" (n 38)

Se la carità è la "forma" della chiesa, ne deriva che non solo le relazioni interpersonali debbano essere permeate dal vangelo della carità, ma anche le istituzioni ecclesiali e le varie espressioni della vita comunitaria debbano essere realizzazione e testimonianza del progetto d'amore di Dio sull'umanità.

Accogliere le sfide dell'evangelizzazione, del dialogo e della missione, affrontare le nuove frontiere della testimonianza della carità (ad es. impegno per i poveri ed i nuovi poveri, formazione di nuova coscienza morale nella vita sociale e politica, promozione di un orizzonte planetario di solidarietà, di pace, di salvaguardia del creato...) favorire la presenza responsabile dei cristiani nel servizio al bene comune diventa possibile in una parrocchia che viva una testimonianza "sociale" (a corpo mistico). Nella parrocchia si può sperimentare e presentare al mondo - secondo la bella espressione di Giovanni Paolo II - che nel dono reciproco di sè "si riassume tutta l'antropologia cristiana".

In un discorso alle parrocchie (1986) l'attuale papa proponeva: "Questa carità - diffusa dallo Spirito nei nostri cuori - deve farsi visibile. Essa deve permeare ed ordinare tutti gli aspetti della comunità. La comunione spirituale deve farsi comunione di tutta la dimensione umana, deve generare una socialità autenticamente cristiana...Le nostre comunità sono chiamate ad essere una anticipazione della civiltà dell'amore. E ciò significa che, sul modello delle prime comunità cristiane, esse devono realizzare strutture sociali concepite all'insegna della fratellanza, uno stile di rapporti informati dallo spirito di pace e del dono reciproco, una solidarietà che risani il corpo sociale, una vita comunitaria capace di unire l'amore di Dio e l'amore del prossimo...La parrocchia è luogo privilegiato per dare questa testimonianza, ripetendo nel nostro tempo il prodigio delle prime comunità, il prodigio di una vita nuova non solo spirituale, ma sociale e storica".

Per questa visione globale ed organica della parrocchia, per questa dimensione comunitaria, sociale e storica della sua vita, Paolo VI invocava la necessità "di una pedagogia, di una formazione che ci abitui a pensare e ad agire come parti, come cellule, come figli e fratelli di questa comunione ecclesiale" (8/6/66).

Il significato più profondo di questo progetto di comunione, nel contesto della vita parrocchiale, è che essa esprime due dimensioni fondamentali del cristiano e dei cristiani (trovando così il vero culto): 1) aver messo Dio al primo posto nelle scelte dell'esistenza e aver riconosciuto nell'unione con Lui l'unica vera ricchezza; 2) aver identificato in ogni uomo, specie se debole, un fratello da amare con i criteri e le caratteristiche con cui Dio lo ama.

 

ATTUAZIONI ED ARTICOLAZIONI DELLA CARITA'.

 

Un antico Padre della chiesa, Gregorio di Nissa, nella sua omelia per la Pasqua scriveva: "E' apparsa un'altra generazione, un'altra vita, un'altra maniera di vivere, un cambio della nostra stessa natura. E voi avete visto l'inizio di questo cambiamento verso il bene". Intendeva dire che l'evento unico della Risurrezione di Cristo doveva trovare modo di essere vissuto ogni giorno perchè la chiesa potesse essere, con la vita nuova, segno della presenza del Risorto. Le articolazioni della carità - ne vengono specificate sette - offrono un prospetto di questa "altra maniera di vivere" di cui la comunità credente è chiamata ad essere in certo modo "un ritratto" in una specie di import-export della civiltà dell'amore. "Certamente la parrocchia è sempre un impegno, una sfida nel travagliato e tragico mondo contemporaneo" (Giov. Paolo II alla parrocchia di s. Gemma Galgani in Roma il 30/1/94). In questa "altra maniera di vivere" - che è sfida - è naturale che ciascuno nel popolo di Dio porti il suo contributo attivo e scopra il proprio posto e le proprie responsabilità.

 

1. LA COMUNIONE DEI BENI SPIRITUALI E MATERIALI.

 

"La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuor solo ed un'anima sola"; "Ogni cosa era fra loro comune" e "Nessuno infatti era tra loro bisognoso". Utopia o realtà? Potenza evangelica o illusione? In ogni momento difficile della storia della chiesa, in ogni momento in cui si richiedeva un movimento di conversione, questi testi hanno affascinato non solo i grandi riformatori, ma anche i comuni cristiani. Condividere i doni spirituali ricevuti e vissuti, superare l'uso egoistico della proprietà privata, misurare ciò che sopravvanza al necessario non dalla sazietà dei desideri, ma dalla necessità altrui sono passi necessari per esprimere l'autentico volto della comunità cristiana. La parrocchia, nel sua dimensione di bozzetto di chiesa, deve poter indicare un orientamento ed un traguardo che, perchè vissuti, mostrano al mondo che è possibile risolvere con il vangelo i grandi problemi che travagliano l'umanità. Si può essere uguali senza essere fratelli, ma non si può essere fratelli pienamente senza essere eguali nell'essere e nell'avere. Il superamento delle "barriere" di età, di condizione, di cultura, la condivisione dei beni, l'usare i talenti per il bene di tutti è la méta e la testimonianza normale della vita dei cristiani che vivono uniti in un luogo e sono segno della presenza dell'amore di Dio nella storia. Nei primi secoli questo "regno" - che sperimentava anche i promessi interventi straordinari della provvidenza - ha trasformato la società pagana.

 

q Il consiglio pastorale parrocchiale, il consiglio parrochiale per gli affari economici, la caritas, gli organismi di partecipazione si sentono chiamati ad orientare e fermentare la parrocchia in questo senso valorizzando gli strumenti già esistenti (ad es. le collette, le buste in varie occasioni, gli impegni mensili, le raccolte straordinarie.....)?

 

2. UNA COMUNIONE CHE IRRADIA IL MESSAGGIO EVANGELICO.

 

"Un innamorato di Cristo ha questa caratteristica: si occupa della salvezza dei propri fratelli" (S. Giovanni Crisostomo). "Ama veramente il suo amico colui che nel suo amico ama Dio, o perché vive in lui o perchè Dio viva in lui" (S. Agostino). "Se la buona novella della vostra Bibbia fosse anche scritta sul vostro volto, voi non avreste bisogno di insistere perché si creda all'autorità della Scritura: le vostre opere dovrebbero rendere quasi superflua la Bibbia, perchè voi stessi dovreste costituire la Bibbia viva" (Nietzsche). "Per il fatto che noi ci troviamo insieme congregati nel nome di Cristo, uniti in Lui ( e ciò vuol dire volersi bene, considerare la parrocchia come casa di pace dove ognuno riconosce ed assiste il suo prossimo, simpatizzare reciprocamente e stare concordi senza subire i difetti del campanilismo, riconciliarsi, perdonarsi, vivere in modo di avere titolo a invocare lo stesso Padre perchè si è fratelli....), noi già possediamo la sua presenza. Cristo è qui: la parrocchia attua la sua presenza in mezzo ai fedeli e in tal modo lo stesso popolo cristiano diventa, si può dire, sacramento, segno sacro, della presenza del Signore" (Paolo VI alla parrocchia di Ognissanti in Roma, 7/3/'65; cfr. alla parrocchia di s. Giovanni Crisostomo 16/3/69). E' Gesù stesso che si annuncia nel singolo e nella comunità permeati di spirito evangelico con la testimonianza personale e collettiva. Ed è ancora Gesù che si fa presente e comunica in tutte quelle attività (come ad es. l'annuncio della Parola, ogni forma di dialogo, ogni occasione di incontro, gruppi di vangelo nelle case, missioni al popolo, ogni tipo di comunicazione e di messaggio, ogni specie di "cattedra" .....) con cui si interpreta e si manifesta l'amore che l'ha spinto a venire sulla terra per la salvezza degli uomini. La chiesa locale, che attinge alle radici del suo mistero, è chiamata a mostrare il suo volto: "icona" sempre nuova dell'Amore, per realizzare la maternità spirituale, la maternità di Maria che genera Cristo.

 

q Quali lacune riteniamo di rilevare nelle nostre forme di evangelizzazione spesso così prive di risultati? Quali linee ed esperienze corrispondono meglio alla esigenza

di nuova evangelizzazione?

 

3. L'AMORE FORMA ALLA SPIRITUALITA' ED ALLA PREGHIERA.

 

Il comunicare con Dio nasce dall'amore e dalla fiducia e, a sua volta, il contatto con Dio fa crescere nelle creature la somiglianza con Lui. Ci sono forme più individuali di preghiera che aiutano a mantenere costante l'unione con Dio, a compiere la sua volontà, a vivere le croci quotidiane, a chiedere come i figli chiedono al Padre. Nella vita della parrocchia hanno un posto essenziale le celebrazioni liturgiche. "In esse viene esercitato dal Corpo Mistico di Gesù Cristo, cioè dal capo e dalle sue membra il culto integrale" (SC. 7). "Le azioni liturgiche non sono azioni private, ma celebrazioni della chiesa, che è sacramento di unità...perciò appartengono all'intero corpo della chiesa, lo manifestano e lo implicano" (SC 26). L'assemblea è il soggetto celebrante. La partecipazione alla liturgia, e soprattutto all'Eucarestia, richiede consapevolezza della chiamata ad "andare a Dio insieme" e a "vivere a corpo mistico": in Cristo infatti si è uno. Inoltre nella celebrazione liturgica deve nascere la certezza che, con la luce e la forza dello Spirito, nell'unità tra i credenti, c'è la potenza per trasformare il mondo e sollevare tutta l'umanità. I doni di grazia presenti nei sacramenti hanno la capacità di formare uomini nuovi che si distinguono non perchè vanno in chiesa, ma perchè dalla Parola vissuta insieme e dalla Eucarestia ricevono il disegno, l'esperienza e l'impegno in favore di una nuova umanità. Diventando Gesù, ciascuno ed insieme, disposti come Lui ad amare fino alla croce, assumono il suo progetto sull'uomo e contribuiscono ad attuarlo. "Nell'Eucarestia Cristo Gesù propone e comunica il modello perfetto di carità, dando sè stesso come cibo di vita eterna. L'Eucarestia distacca così dall'egoismo e spinge a vivere la comunione come criterio di ogni attività" (EV. 10, 1682).

 

q Qual'è il "volto" delle nostre Liturgie? Con quali strumenti si può favorire la maturazione dell'assemblea liturgica come soggetto celebrante? Quale collegamento rileviamo tra liturgia celebrata e vita? Il giorno del Signore si manifesta come il giorno della Chiesa e quindi della solidarietà e della comunione?

 

4. L'AMORE EDUCA A VALORIZZARE LA VITA FISICA COME DONO DI DIO.

 

Se per Gesù Eucarestia si sono costruite in tutti i secoli meravigliose cattedrali che hanno sfidato il tempo, per Dio che abita nell'anima si deve curare il corpo come tempio suo e tenerlo in efficienza. E, come per le chiese, c'è bisogno, per questo tempio, del contributo di tutti. Nella famiglia la vita dell'altro è preziosa quanto la propria, talvolta più preziosa della propria; ci si preoccupa della salute di tutti e ci si fa carico di chi non sta bene. Nella comunità parrocchiale, famiglia soprannaturale, gioie e dolori, salute e malattia, vita e morte possono essere condivisi. Nella parrocchia, come nella famiglia, si accende e si spegne la vita, devono trovare acoglienza, affetto e cura l'handicappato, l'anziano, il malato terminale, il bambino appena concepito. E tutto ciò che viene suggerito da "ogni cosa che avete fatto al più piccolo l'avete fatto a Me", (ogni vita "chiede" questo amore), è seme e testimonianza di quella cultura della vita che deve informare leggi e strutture sociali. Inserita poi in un territorio, nel vissuto e nel servizio, la vita dei credenti può diventare medicina delle piaghe del corpo sociale. Ed è compito importante della comunità cristiana in cui tutti sono co-protagonisti (specie nell'ambito della mentalità contemporanea) valorizzare il soggetto ammalato che attua la volontà del Padre e contribuisce al bene di tutti: la malattia infatti non riguarda solo il campo della medicina, ma è inserita nel piano di Dio. E c'è bisogno di mantenere i rapporti d'amore reciproco con quelli che sono morti per trasmettere un concetto di vita e di famiglia ecclesiale ed umana che non ha confini nel tempo. La vita della chiesa, che si realizza in un determinato luogo, può rendere vera ed attuale l'intuizione di s. Agostino: "Ciò che nelle membra del corpo è la salute, nelle membra del Cristo è la carità" (Serm. 162, A, 6).

 

q Quali scelte d'amore fraterno e di solidarietà genera la ricchezza del messaggio cristiano nelle nostre comunità ? Che dimensione ed incidenza hanno nell'ambito parrocchiale e nel territorio le opere di misericordia, la pastorale dei malati, il servizio agli ultimi? Attraverso quali segni le nostre comunità esprimono apertura verso tutti, in modo che nessuno si senta estraneo?

 

5. UNA VITA COMUNITARIA CHE TESTIMONI CHE LA CHIESA E' BELLA.

 

L'ideale evangelico vissuto ha la potenzialità di mostrare non solo la verità e la bontà del cristianesimo, ma anche la sua bellezza. Lo spirito di accoglienza fa sì che nella pluralità di attività, gruppi, associazioni si crei una comunione tra le varie componenti che, senza cancellare le diversità, generi un volto di chiesa composto nell'armonia. Conoscere e valorizzare l'altrui gruppo come il proprio fa crollare quella logica dell'egoismo di gruppo o dello spirito di parte che troppo spesso oscurano e appesantiscono la vita delle parrocchie. Nell'unica carità, le diversità di vocazioni, doni, carismi, e ministeri, anzichè essere causa di rivalità o di critica, hanno la funzione di diventare sempre più motivo di gioia, di arricchimento reciproco e di testimonianza della bellezza e dell'eterna giovinezza della chiesa.

Nella comunità parrocchiale convivono persone di tutte le categorie e vocazioni: uomini e donne, anziani e giovani, famiglie e persone sole. Se animata da spirito evangelico, la parrocchia può dirsi "una piccola società nuova". Dovrebbe essere impensabile che ci sia ancora posto per l'indifferenza, l'ingiustizia, l'antagonismo fra ricchi e poveri, o la diffidenza tra le generazioni e tra le classi sociali. Il messaggio evangelico vissuto insieme ha la potenza di riportare all'armonia anche gli squilibri nel tessuto sociale che si rispecchiano all'interno della stessa comunità. In questa prospettiva - per gli ideali che la animano e per le realizzazioni che la compongono - le comunità parrocchiali appaiono come il seme di una socialità nuova, capaci di dimensione sociale e di fornire elementi visibili alla trasformazione della società umana. Corrisponde all'insegnamento del Magistero una espressione che, vissuta in un territorio, dà una dimensione della parrocchia: "Occorre vivere il Corpo mistico di Cristo in modo così eccellente da poter tradurlo in Corpo mistico sociale".

In questo senso anche le strutture - la chiesa, le sale per le riunioni.....- e tutto ciò che forma "il vestito" della comunità devono avere l'aspetto di ambienti che si presentano come case del Padre e case di fratelli con le caratteristiche della casa di famiglia accogliente, chiamata ad esprimere e favorire l'armonia del cammino della comunità. Diceva W. Churcill: "Noi decidiamo la forma di un edificio, dopo di che è l'edificio che forma noi".

 

q In un ambiente di mentalità consumista e nel medesimo tempo carico di situazioni inquietanti, in che modo, attraverso la comunità parrocchiale, il messaggio cristiano costituisce una "buona novella" per la vita sociale del territorio? Quali le caratteristiche di accoglienza nella parrocchia e che tipo di ambienti-famiglia offriamo?

 

6. UNA COMUNITA', IN CIASCUNO DEI LORO MEMBRI E NELLA LORO CONCORDE UNIONE, SOGGETTO DI UNA CATECHESI PERMANENTE (Ev. e test. della carità n 30).

 

La comunità cristiana è quella "persona sociale" in cui l'insieme e ciascuno sono guidati dalla Sapienza che viene dall'alto e, per questo, sono in grado di manifestare e comunicare la comprensione e l'esperienza di Dio al mondo con l'insegnamento e con la vita. In questo modo ogni cristiano che vive è catechista ed ogni comunità è soggetto di catechesi permanente. La Sapienza, che è la conoscenza che Dio ha di Sé e, in Sé, di tutte le cose, è dono di Dio e viene comunicata a coloro che sono in comunione con Lui. Tre in modo particolare sono le vie che conducono direttamente alla Sapienza e sono accessibili a tutti.

a) Si accoglie la conoscenza che Dio ha di sè e di ogni cosa prima di tutto vivendo la parola rivelata. Scrive s. Clemente Alessandrino: "Chi obbedisce al Signore e per mezzo suo segue la Scrittura che ci è stata data, viene trasformato pienamente a immagine del Maestro: egli giunge a vivere come Dio in carne" (Stromatum, VII, 16).

b) Poichè Dio non è un concetto puramente razionale, ma Amore, non sarà solo dello sforzo intellettuale percepirlo nella sua essenza ed nelle realtà che Lui partecipa alle creature. Nella carità - che rende "connaturali" con Lui - si ha una conoscenza che è l'attuazione della lettera di Giovanni: "Chi non ama, non conosce Dio". Afferma s. Agostino: "Non si entra nella Verità se non per la carità" (Contra Faustum 32,18) e "Tu, senza la carità, pretenderesti di penetrare i più alti misteri? Fissatevi nella carità per venire riempiti di tutta la pienezza di Dio" (Sermo 117,10,17). "Sul piano dell'incontro mistico con Dio si svolge una vegetazione spirituale rara ma molto varia e ricca, il cui fiore più bello e caratteristico è la conoscenza per via d'amore"(Paolo VI, udienza generale, 9 settembre 1970)

c) Se poi - secondo la promessa - l'unico Maestro, Verità Incarnata, è presente fra i suoi e ripete l'esperienza compiuta con i dodici con coloro che formano nella carità un solo corpo in Lui, allora la scuola di Gesù sarà la stabile luce dei singoli e della comunità e - attraverso di loro - del mondo.

Lo studio poi del Magistero della Chiesa, della scienza teologica, del sapere umano nei suoi vari aspetti danno approfondimento sistematico al "pensiero" di Dio e mettono in grado di evangelizzare situazioni e culture e di venire incontro ad ogni sete di verità.

La comunità "profetica", nata dall'alto ed inculturata nella società, potrà dire a chi cerca o vuole approfondire la fede: "Vieni e vedi". Ed insieme offrirà, non un bagaglio di nozioni, ma un pensare ed un agire che dicono la civiltà di Dio sulla terra.

 

q Quali linee di formazione vengono offerti nelle nostre parrocchie a coloro che sono disponibili a crescere nella fede? Quale catechesi promuoviamo o ci aspettiamo? Quali orientamenti riteniamo utili per una catechesi permanente?

 

7. COMUNICARE PER CAMMINARE INSIEME

 

L'unità della parrocchia nasce dal convenire, dal convergere nella comunione effettiva della molteplicità delle sue espressioni. Di qui l'importanza di un continuo processo di comunicazione, generata dalla carità che compagina e che edifica. Anzituto all'interno della comunità per accrescere la coesione fra i membri in modo che tutti siano partecipi e per portare avanti la parrocchia come un unico corpo. Usando un paragone si potrebbe dire che nel dito mignolo c'è la presenza di vita che è propria di tutto il corpo; oppure, teologicamente, si potrebbe affermare che nella Trinità non c'è una parte in cui Dio è di meno. Ma anche comunicazione con l'esterno perchè la parrocchia sia inserita come parte viva della zona, della diocesi e della chiesa intera. In questo modo la comunità parrocchiale può presentarsi al mondo non già come realtà frammentaria, ma come segno e strumento di cammino ecclesiale unito. Le testimonianze neotestamentarie e della chiesa primitiva dicono che la comunicazione fra comunità univa tutti nell'unica fraternità ecclesiale (Cfr. 1Cor. 16,1; 1Tess. 1,7; Ef. 6,21....): qui ci si rende conto che comunicare non è semplicemente informare, ma un dare sè ed accettare l'altro (comunità o singoli) come parte del proprio essere e componente essenziale della famiglia. S. Paolo poteva dire: "voi siete una lettera di Cristo..." ("Cor. 3,3).

Occorre allora valorizzare ogni mezzo di comunicazione (contatti personali, incontri periodici o occasionali, l'impegno della segreteria, notiziari, bollettini, cartelloni, bacheche, telefono, fax, registrazioni, corrispondenza, video, computer....) perchè il flusso di vita, di testimonianza, di idee, di necessità,.. .. appartengono a ciascuno e a tutti, in modo che nessuno sia isolato dagli altri e ad ognuno sia possibile, dalla propria situazione, partecipare e costruire la comunità contribuendo - da protagonista - a generarla, svilupparla, mantenerla.

 

q Quali strade riteniamo di individuare per migliorare quel tipo di comunicazione che aiuti a vivere la partecipazione costruttiva alla vita della comunità? Quali elementi si possono suggerire per migliorare i nostri notiziari e renderli più idonei a far crescere la comunione? Quali piste per favorire il passaggio dalla facile critica alla carità che edifica e che sostenga "l'andare a Dio insieme"?

 

 

 

 

 

SINTESI: 7 "PAROLE CHIAVE" DELLA PARROCCHIA-COMUNITA'

 

1. Una comunione di persone che vive nella condivisione

2. Una chiesa che nel territorio evangelizza con il suo stesso esistere e che annuncia il Regno

3. Una assemblea liturgica in cui è il Corpo Mistico, capo e membra, il soggetto celebrante

4. Una famiglia soprannaturale che ama la vita in tutte le sue tappe e in tutte le sue espressioni

5. Una vita ecclesiale che si presenta come nuova società, piccola città di Dio

6. Una scuola di verità che scopre e mostra la Sapienza di Dio per una nuova cultura

7. Una comunità che si mantiene e cammina unita comunicando e partecipando tutto a tutti

 

LAICITA' DELLA CHIESA

 

Le sette articolazioni della carità sono strade che attuano concretamente l'ecclesiologia di comunione come idea centrale del Concilio Vaticano II e come è emersa dal Sinodo dei vescovi del 1987. La maturazione dell'ecclesiologia di comunione genera una visione del tessuto ecclesiale che sostituisce la categoria di laicato con quella di laicità dell'intera chiesa, rendendo quest'ultima nota caratteristica di tutta la comunità cristiana e non solo di una parte del popolo di Dio.1

Radicate nella grazia e nell'unità di un solo battesimo, le vocazioni, i carismi e i vari ministeri hanno vita e sussistono nella interazione di una diversità orientata dallo Spirito all'utilità ed alla crescita comune affinché Cristo, Uomo-Dio, sia tutto in tutti.

Maria, prima laica nella Chiesa, - paradigma perfetto di esistenza cristiana, protagonista del mistero della salvezza - sta a sottolineare a tutti (anche a sacerdoti e vescovi) che l'essenziale del cristianesimo è l'amore e, con la sua materna presenza, contribuisce a presentare al mondo la Chiesa quale Gesù l'ha desiderata e gli uomini d'oggi l'attendono: carità ordinata, carità organizzata per l'amore che la rende "una" come nella Trinità. E solo mettendo in rilievo questo suo fondamentale aspetto, la Chiesa oggi può adempiere degnamente la funzione di contatto e dialogo con il mondo, al quale interessa meno la gerarchia, ma è sensibile alla testimonianza dell'amore nella Chiesa, anima del mondo. La vita della comunità cristiana sarà riconosciuta non fine a sé stessa, ma al servizio del progetto di Dio sull'uomo e sul mondo.

 

 

q NOTE DI DOCUMENTAZIONE

 

 

Molte volte, negli ultimi anni, i documenti della chiesa ed i discorsi del Papa si riferiscono al significato della parrocchia, al suo valore, alla vita della comunità parrocchiale.

Riferimenti essenziali sono quelli contenuti nel Concilio Vaticano II (Sacrosanctum Concilium n. 42, Apostolicam Actuositatem n. 10, Ad Gentes n 37.....), nella Catechesi Tradendae (n. 67). Una descrizione più accurata è presente nel documento dell'Episcopato Italiano "Comunione e Comunità" ai numeri 42-60. Il nuovo Codice di Diritto Canonico la definisce e dà orientamenti nei canoni 515 e seguenti. Paolo VI e Giovanni Paolo II hanno dedicato numerosi discorsi alla vita parrocchiale soprattutto in ocasione delle loro visite alle parrocchie di Roma. Espressamente dedicati alla parrocchia sono i discorsi di Giovanni Paolo II all'assemblea plenaria della Congregazione per il clero (20-10-1984) e ai 7.000 rappresentanti del Movimento Parrocchiale provenienti dai 5 continenti e da 44 nazioni (Aula Nervi 3 maggio 1986). L'esortazione apostolica "Christifideles laici" (30-12-88) dedica alla parrocchia i numeri 26 e 27 proponendo una certa sintesi dell'insegnamento precedente.

 

 

"L'attuazione del progetto della chiesa-comunione e della chiesa-nuova società è destinata a fallire se non si segue la stessa strategia di Gesù ,la quale, a ben considerare l'esperienza storica, sembra essere normativa: annuncio universale della novità evangelica e contemporaneamente formazione di gruppi che possono testimoniare con la loro vita la non-utopia e, anzi, la possibilità e la superiorità del modello di vita cristiano nell'appagare le esigenze profonde dell'uomo a livello sia individuale che sociale.

Un'idea, un annuncio, per quanto affascinanti, restano totalmente infecondi se non si incarnano in gruppo campione, in una comunità che ne dimostri la validità e la superiorità nei confronti degli altri modelli.

Anche il territorio parrocchiale è un piccolo universo e per esso, come per ogni gruppo sociale, vale la stessa legge: se non si inizia da una realtà visibile, pur piccola, che testimoni che la civiltà del cielo non solo è possibile viverla sulla terra, ma che è anche incomparabilmente più appagante di qualsiasi altro ideale di vita mondano, nè l'annuncio della salvezza nè le prospettive profetiche di un fallimento terreno e ultraterreno avranno presa sull'uomo secolarizzato.

Effettivamente il regno di Dio è da principio come un piccolissimo seme che ha però in sé stesso, per la presenza di Gesù, la potenza vitale e il fascino di aggregare ogni uomo e di integrarlo nella civiltà dell'amore, la sola società a immagine e somiglianza di Dio". (Dalla Introduzione al volume "Per una pastorale dell'unità", Autori vari, Roma 1987, pg. 10).

 

 

* * *

 

E inoltre le chiese potrebbero sviluppare al loro interno, nel campo loro proprio, in modo più evidente, dei modelli in cui la società laica sia costretta a specchiarsi. Sviluppando maggiormente questi modelli in una società sofisticata e difficile, nella pace, giustizia e tolleranza reciproca, la Chiesa potrebbe anche più facilmente assolvere in modo sociocritico al proprio compito nei confronti del mondo laico. Se noi infatti, nella chiesa, vivessimo in modo più fraterno e pacifico, altruista e meno aggressivo, la Chiesa sarebbe in grado di offrire al mondo laico un esempio concreto nelle sue istituzioni interne e nelle sue funzioni.

E' vero. La Chiesa, purtroppo, non è ancora arrivata a questo traguardo; le riflessioni sociologiche sul funzionamento della comunità ecclesiale sono agli inizi sono agli inizi e gli esempi all'interno della Chiesa possono essere applicati solo molto indirettamente alla società laica. Ma questa constatazione non toglie che la Chiesa sarebbe capace do fornire un esempio molto più chiaro di quanto non faccia in realtà" (Karl Rahner - Dimensioni politiche del cristianesimo, ed. Città Nuova, pg. 82 e 83, sotto il titolo 'Il compito sociocritico della chiesa' del capitoletto n. 20).

* * *

 

"Oggi ci si domanda se la chiesa istituzionale possa svolgere un ministero evangelico significativo usando i metodi tradizionali. potrà costituire una comunità e portare a termine programmi, ma non potrà mai trasformare il mondo. La maggior parte dei programmi di oggi sono troppo ampi, troppo lenti, troppo organizzati, troppoi rigidi, troppo costosi e troppo professionali per essere talmente dinamici da adattarsi ad una società tecnologica che procede a passi da gigante come la nostra. Se la chiesa contemporanea vuole scuotersi di dosso piani e programmi prestabiliti, se vuole liberarsi dall'istituzionalismo e dalla rigidità e vuole tornare al dinamismo della chiesa delle origini deve seriamente e consciamente costituire il suo ministero sul piccolo gruppo preso come struttura di base.

Se le comunità che stanno alla sua base saranno intensamente attive e contemporaneamente rivolte a ciò che le circonda potranno essere portatrici di reale potere missionario alla Chiesa del futuro". (Karl Rahner, citato in "Sistema di cellule parrocchiali di evangelizzazione" - Milano - Parrocchia di S. Eustorgio - pg. 75 - Manoscritto)

 

* * *

 

"Il termine 'Nuova evangelizzazione' non ha un solo significato. In senso debole può essere inteso come un invito agli operatori pastorali e ai cristiani tutti, di uscire da un attegiamento timido, da un compleso di inferiorità che ha tarpate le ali alla testimonianza e all'annuncio coraggioso.

Nel suo significato forte indica 'Rifondazione della fede'. Rifondazione indica che bisogna ricominciare dalle fondamenta. Se non capisco male va oltre al Vaticano II. L'ottimismo degli anni '60 ha messo in evidenza che bisognava riformare la chiesa; oggi ci accorgiamo che non basta: bisogna rifondare la chiesa". (Da C.O.P. Settimana a Castrocaro 1993 sul tema "In cerca di Dio? Religiosità dispersa e pastorale in parrocchia" - Relazione di Don Chino Biscontin, parroco di Brescia)

 

 

* * *

 

"La forma fondamentale della fede in questa nuova epoca di una civilizzazione universale dell'umanità sarà l'unità dell'amore di Dio e dell'amore del prossimo.

Essa sta al centro del messaggio escatologico di Gesù: appartiene al meglio della tradizione cristiana attraverso tutti i secoli. Essa esige da noi una fede fraterna e solidale con i bisogni degli uomini.

In questa unità di fede e di amore si esprime in definitiva il taglio nuovo e decisivo della comprensione dell'essere che è propria del cristianesimo.

Non la sostanza in sé e per sé, ma l'essere-per-gli-altri dell'amore è il valore supremo. Questo in futuro dovrebbe avere come conseguenza una nuova forma di spiritualità. Essa dovrebbe congiungere la più grande apertura possibile alla più grande fermezza possibile della fede.

Il vero travaglio della chiesa di oggi potrebbe essere il fatto che questo carisma, questa nuova forma di santità non le è ancora stata donata.

E così la chiesa è tesa fra una apertura, che la disintegra in un umanesimo vago e generico, ed una fermezza sclerotizzata che sopravvive senza possibilità di comunicazione accanto ai problemi dell'umanità attuale e che alla fine fa correre alla chiesa il pericolo che essa assuma una mentalità da setta". (da W. Kasper - Introduzione alla fede - Queriniana, Brescia, 1973 - pg. 204 e 205).

 

 

* * *

 

"Una provocazione fatta pietra" è il titolo del libro che racchiude le lettere di Mons. Tonino Bello, vescovo di Molfetta, alla comunità parrocchiale dedicata alla Madonna della pace. E' una giovane comunità parrocchiale costretta a celebrare l'Eucarestia nella stanza di un moderno palazzo e che nel cammino di costruzione della chiesa-tempio è condotta per mano dal suo vescovo a scoprire la scommessa esaltante della missionarietà. Il dialogo fra don Tonino e i cristiani della Madonna della pace è tutto condotto sull'antologia tra l'edificio-chiesa che nasce e il cantiere del regno di Dio posto tra gli uomini. La scommessa vincente è quella dell'avanzamento del Regno. Il nuovo tempio è paragonato da don Tonino alla casupola degli operai costruita nel cantiere. Una baracca dove si conservano le planimetrie e dove si rifugiano i lavoratori quando c'è il temporale. Anche la chiesa di mattoni è un po' come la casetta degli operai edili: "Per quanto bello potrà essere l'edificio che sorgerà - avverte il vescovo - ricordatevi che quello dovrà essere solo la casupola dove si conservano le planimetrie che indicano la costruzione del Regno. Sarà il luogo dove si conservano con cura i ferri del mestiere, i sacramenti, l'Eucarestia, il Battesimo, la Parola. Sarà il luogo dove rifugiarsi nei momenti di temporale, se piove e non c'è riparo, dove si è accolti nei momenti di emergenza, dove ogni tanto viene il tecnico e l'ingegnere di questa costruzione per fare una revisione critica dell'andamento dei lavori. Comprendete? Anche la Basilica di s. Pietro, per quanto sontuosa, è soltanto la casupola della Chiesa più grande alla quale tutti dobbiamo tendere.

Non potrebbe la vostra chiesa essere quasi una "provocazione fatta pietra", e far sì che l'intera diocesi metta il tema della pace come motivo architettonico supremo di tutto il suo impegno pastorale?". (da Avvenire, 26 maggio 1994, pg. 16).

 

 

* * *

 

"Non posso non ricordare che in qualche senso parrocchiano della vostra parrocchia, era anche il Gen. De Gaulle. Vi ha offerto una statua della Madonna. E' un segno di questa bella alleanza italo-francese. Portate insieme gli stessi impegni, le stesse responsabilità. Si tratta della responsabilità non solo della propria comunità ma che è anche un po' responsabilità per il mondo, per l'Europa. Così è costruita la Chiesa che dovunque è cristocentrica, dappertutto è mondocentrica, cosmocentrica e dappertutto è uomo-centrica, antropocentrica. Questa è la sua costituzione divino-umana che viene da Cristo, dalla sua incarnazione, dalla sua redenzione. Tutto viene da Lui.

Ringrazio la comunità parrocchiale intera, soprattutto il Consiglio Parrocchiale, perchè veramente fanno un grande lavoro apostolico. Questo apostolato dei laici è stato ribadito dal Vaticano II. Si svolge soprattutto attraverso queste cellule, quelle come il Consiglio Pastorale, dove si pensa, dove si prega insieme; insieme per vedere come migliorare la vita umana e cristiana degli altri, del quartiere, come fare questa Chiesa ancor più cristocentrica, ancor più antropocentrica e ancor più cosmocentrica. Siamo vicini alla Pasqua: voglio perciò augurare una buona Pasqua a voi e a tutto il quartiere. Dio vi benedica. (Giovanni Paolo II, Al Consiglio Pastorale, durante la visita alla parrocchia di S. Cirillo Alessandrino, in Roma, del 20 marzo 1994 - La Traccia, n 3/1994,pg. 313 e sg.)

 

DON GUIDO BONINO

 

Leumann - Collegno, Parrocchia Beata Vergine Consolata, 5 giugno 1994.