TUTTI I SANTI
1 In quel tempo,
Gesù, vedendo le folle, salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si
avvicinarono i suoi discepoli. 2 Prendendo allora
la parola, li ammaestrava dicendo: “Beati i poveri in
spirito, perché di essi è il regno dei cieli. 4 Beati
gli afflitti, perché saranno consolati.5 Beati
i miti, perché erediteranno la terra.6 Beati
quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. 7 Beati
i misericordiosi, perché troveranno misericordia. 8 Beati
i puri di cuore, perché vedranno Dio. 9 Beati
gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. 10 Beati
i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi é il regno dei cieli. 11 Beati
voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta
di male contro di voi per causa mia. 12 Rallegratevi
ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.
[Mt 5,1-12]
La festa odierna è una delle
più care al popolo cristiano. Ci apre come uno spiraglio sulla città del cielo,
la patria comune verso cui siamo incamminati e che tanti nostri fratelli hanno
già raggiunto, la casa paterna dove si celebra in eterno la festa di Dio con i
suoi amici (Apc. 7,9-14: I lettura). Una festa che riempie l’animo di dolcezza,
di esultanza, di speranza, di desiderio e di trepida attesa.
Chi sono i Santi?
Tutti coloro che hanno
raggiunto la comunione perfetta con Dio - già sulla terra o attraverso la
purificazione che il suo amore ha donato loro dopo la morte - e ora godono in
cielo un rapporto vivo e beatificante col Padre e il Figlio e lo Spirito Santo:
ecco i santi! Non sono soltanto coloro che - cominciando da Maria
Santissima, la “Regina di tutti i Santi”- la Chiesa venera pubblicamente e la
cui lista ufficiale si allunga di anno in anno. Ma anche tantissimi - cristiani
e non- che nella loro vita hanno cercato Dio e hanno amato fino alla
perfezione. Sono “una moltitudine immensa, che non si può contare, di ogni
nazione,razza, popolo e lingua” (Apc. 7,9). Che sorpresa poterli un giorno
incontrare e conoscere! Con molti di loro abbiamo magari condiviso un tratto di
cammino nella fede. E quanti dei nostri amici e congiunti, che ci hanno
lasciati nel pianto e che in questi giorni visitiamo nei cimiteri, ora sono
membri di quel coro che in cielo canta a Dio e all’ “Agnello”! (Apc. 7,9-10)
Quando diciamo "cielo"
non pensiamo tanto a un luogo al di là delle nubi. Ma intendiamo quel vortice
infinito di tenerezza, di bellezza, di vita, di libertà, di felicità che è la
realtà di Dio, la realtà delle tre divine Persone congiunte tra loro in un
perfetto intreccio d'amore. L'essere immersi in questo oceano di pace e di
beatitudine, <<questa vita
perfetta, questa comunione di vita e di amore con la Santissima Trinità,
con la Vergine Maria, gli angeli e tutti i beati, è chiamata "il
cielo". Il cielo è il fine ultimo dell'uomo e la realizzazione delle sue
aspirazioni più profonde, lo stato di felicità suprema e definitiva>>
(CCC 1024).
I santi sperimentano la
realtà delle beatitudini proclamate da Gesù nel Vangelo. Il "beati!",
che Gesù ripete nove volte come un ritornello martellante, è un appello a dare
libero sfogo alla propria felicità. La serie di " beati!", che
sembra non volersi arrestare, dice una felicità completa a cui non manca nulla
per essere piena e traboccante. Il "beati!" viene poi ripreso
e spiegato nel duplice imperativo finale: è una gioia interiore e profonda, non
superficiale ("rallegratevi!"), ma che si esprime anche
esternamente in modo esplosivo e contagioso ("esultate!").
Il motivo che fonda e alimenta
tale gioia è quanto Dio farà nel suo amore gratuito. Un intervento che per i
santi del Paradiso non è più futuro, ma realtà presente. Per questo la loro
gioia è smisurata: "Grande è la vostra ricompensa nei cieli".
Per noi invece, ancora in cammino, l'azione benevola di Dio in nostro favore è
ancora oggetto di speranza; ma già possiamo sperimentarla, sia pure in modo
iniziale e imperfetto. Tale intervento di Dio Gesù lo descrive con una ricca
varietà di immagini:
- "Saranno consolati"
(da Dio). Dio cambierà il loro destino di dolore in una esistenza di gioia.
Farà loro gustare la sua tenerezza paterna e materna insieme.
- "Erediteranno la
terra", vale a dire uno spazio di vita sicura, illimitata, ricca di
ogni bene e di comunione con Dio e con gli altri. E' la vita eterna.
- "Saranno saziati"
(da Dio). Dio appagherà al di là di ogni attesa e misura il loro desiderio di
felicità. Li ammetterà al banchetto, alla festa finale del Regno.
-"Troveranno
misericordia". Faranno l'esperienza del perdono di Dio, dell'infinita
sua misericordia.
-"Vedranno Dio".
Dio li ammetterà all'incontro personale e immediato con Lui. E' il culmine
della felicità. Quale incontro? L'incontro del Padre con i suoi figli:
-"Saranno chiamati
figli di Dio". Cioè, Dio li riconoscerà apertamente come i suoi figli.
Li accoglierà nella sua famiglia divina, nel seno della Santissima Trinità.
-"Di essi è il Regno
dei cieli". Il Regno, cioè Dio stesso che interviene in loro favore e
ad essi si dona: questi beati ne sono i "proprietari" e gli eredi di
diritto. Tale espressione apre e chiude la serie delle beatitudini e ne
manifesta in sintesi il contenuto.
Veramente abbiamo qui il cuore
del Vangelo: il nostro Dio ci vuole semplicemente felici. Felici della sua
stessa felicità. Ciò che gli sta più a cuore è vederci felici. Lo farà.
Ecco l'annuncio che Gesù ci offre. Ma l'agire di Dio non raggiunge la sua
efficacia senza l'uomo e la sua libera cooperazione. L'amore di Dio ha bisogno
che il suo dono trovi nel partner umano uno spazio in cui potersi riversare. Ha
bisogno di uomini "poveri in spirito" (cioè umili e
abbandonati filialmente al Padre), "affamati di giustizia"
(cioè bruciati dalla passione costante di attuare la sua volontà), "puri"
(cioè col cuore puntato interamente su di Lui), "miti", "misericordiosi",
"operatori di pace". Sono i connotati del discepolo e, nella
varietà delle espressioni, si riassumono nella fede e nella carità:
"Beati quelli che credono! Beati quelli che amano!".
In effetti, è facile notare che
le beatitudini si compongono ciascuna di tre parti strettamente legate tra
loro: la proclamazione "beati!", la caratterizzazione degli uomini
che vengono proclamati beati, l'azione di Dio che fonda l'essere beati. Ciò che
è espresso nella terza parte è propriamente la "buona notizia" che
rende felici. Nella seconda parte si indica l'atteggiamento dell'uomo che si
apre all'azione di Dio. Ma l'intervento amoroso e gratuito di Dio (terza parte)
fonda e rende possibile sia il "beati!" sia anche l'identità dei
discepoli ("poveri in spirito... miti... misericordiosi ecc"). Vale a
dire, l'amore di Dio che ci farà e già ci fa felici, ci dona anche di essere discepoli autentici. Gesù è il primo
destinatario delle beatitudini che annuncia. Chi più felice di Lui? Chi più
"povero in spirito, mite ecc.." di Lui? Le beatitudini sono un
autoritratto di Gesù e anche un ritratto di come dobbiamo essere
noi.
I santi, copia viva e
perfettamente riuscita di Gesù e ciascuno in modo unico e originale, ora
sperimentano in pienezza quel futuro promesso nelle beatitudini (terza parte).
Nella loro esistenza terrena lo hanno atteso nella speranza e lo hanno
pregustato, vivendo la fisionomia del discepolo tracciata da Gesù (seconda
parte) fino a diventare un altro Lui. Rimangono i nostri amici e modelli. Amici che condividono la
tenerezza di Dio verso di noi, ci guardano con i suoi occhi, ci amano col suo
cuore. Ci attendono e ci desiderano nella loro compagnia. Quante persone care e
fratelli di fede ora fanno già parte di questa famiglia in festa! Tutto ciò dà
ali alla nostra speranza. Intanto noi possiamo godere della loro presenza
amica, dialogare con loro, invocarli, venerarli. Soprattutto imitarli.
“Uniti all’immensa schiera
degli angeli e dei santi, cantiamo con gioiosa esultanza la tua gloria” (Prefazio
della festa). La nostra liturgia terrena si associa misteriosamente a quella
celeste. La Chiesa del cielo e quella ancora pellegrina sulla terra formano
insieme un coro a due voci, che con diverse tonalità compongono un’unica
mirabile armonia. Secondo l’immagine suggestiva di s. Agostino, nella Chiesa
ancora in cammino canta “l’amore che ha ancora fame”, che cioè non ha
ancora raggiunto il Bene a cui aspira appassionatamente. Nella Chiesa arrivata
in patria canta, invece, “l’amore che già gode” Dio nella pienezza
dell’appagamento, della pace e della gioia.
“Di noi tutti abbi
misericordia: donaci di aver parte alla vita eterna, insieme con la Beata Maria
Vergine e Madre di Dio, con gli apostoli e tutti i santi che in ogni tempo ti
furono graditi” (II preghiera eucaristica)
Perché non proviamo a
immaginare il Paradiso? E' un sogno? Il Paradiso, che è il sogno dei sogni, è
la realtà più vera, perché è Dio stesso. Immersi in Lui, nel seno del Padre con
Gesù, avvolti dall'amore dello Spirito Santo, con Maria, con i nostri cari, con
la moltitudine sterminata di fratelli e sorelle che non ci stancheremo di
conoscere...saremo Paradiso l'uno dell'altro, in quanto ognuno sarà pieno di
Dio, sarà bello della bellezza di Dio e lo rifletteremo e ce lo regaleremo a
vicenda. Vivremo la terza parte di ogni beatitudine.
Ma occorre attuare il
programma di vita racchiuso nella seconda parte di ogni beatitudine. Occorre
cioè credere e amare in ogni attimo e ogni gesto.
"Sarò santo se sono
santo subito". Santi insieme, anticipando nei nostri rapporti concreti la
vita di comunione perfetta che godremo in cielo.
Siamo consapevoli che
"tutti i fedeli di qualsiasi stato o grado sono chiamati alla pienezza
della vita cristiana e alla perfezione della carità" (LG 40), cioè alla
santità?
I santi sono le persone pienamente realizzate anche nella loro umanità. Mi sento responsabile della mia santità? E anche di quella degli altri: "Camminiamo sulla strada che han percorso i santi tuoi...".