Nuova evangelizzazione e famiglia: inseparabili

 

A 10 anni dalla conclusione del Concilio Vaticano II, Paolo VI promulgò con l’Evangelii nuntiandi quanto era maturato nel Sinodo dei Vescovi dedicato al tema della evangelizzazione nel mondo contemporaneo. L’attuazione del Concilio, per le mutate condizioni della società, chiedeva che si rivedessero in profondità i metodi, per continuare a ottenere gli effetti del “primo annuncio del Vangelo”: uomini e donne che, trasformati dalla Parola, divenivano il lievito di una rinnovata società.

Tutti, infatti, siamo chiamati a ciò, perché la Chiesa tutt’intera è missionaria (cf Ad Gentes, 35); un compito che ciascuno svolge secondo il proprio ambito di vita e vocazione: «Questa diversità di servizi nell’unità della stessa missione costituisce la ricchezza e la bellezza dell’evangelizzazione» (Evangelii nuntiandi, 66).

Tale impegno non può non coinvolgere la famiglia che, sin dal primo capitolo della Genesi, occupa un posto fondamentale. La famiglia è un soggetto primario nel disegno di Dio. Per affermarlo basterebbe pensare alla decisione dell’Eterno Padre di affidare il Verbo incarnato alla famiglia di Nazareth, che l’ha accolto e amato, difeso e accudito, sostenuto e educato... Già solo da questo, possiamo cogliere l’importanza della vita e della missione della famiglia nel disegno di Dio sull’umanità. Rilevanza che è stata sottolineata anche dalla scelta del Catechismo della Chiesa Cattolica di trattare dei sacramenti dell’Ordine e del Matrimonio, entrambi come sacramenti al servizio della comunione (cf n. 1534).

Come in ogni famiglia, “chiesa domestica”, dovrebbero riscontrarsi l’unità e la fecondità della Chiesa intera, così dalla famiglia possiamo individuare quelle caratteristiche che danno un “volto familiare” alla Chiesa. Non per nulla, oltre quelli di Popolo di Dio, Corpo di Cristo e Tempio dello Spirito Santo, uno dei nomi biblici che il Vaticano II privilegia ripetutamente è quello di “Famiglia di Dio”.

Cosa analoga succede nei riguardi della società, come in modo magnifico descrive Chiara Lubich nel Messaggio che inseriamo in questo numero.

Si sente spesso dire che i tempi migliori erano quelli passati, mentre quello presente sembra il peggiore della storia. Eppure per vivere e annunciare il Vangelo ogni tempo è buono. Bisogna imparare a calarsi con tutto il cuore, la mente e le forze, nelle condizioni che la Provvidenza ci concede. I “tempi migliori” sono quelli che viviamo. Abbiamo tra le mani solo l’oggi, memori del passato e protesi al futuro, sapendo che lo Spirito non fa mai mancare i carismi necessari a ogni epoca storica.

Anche oggi nella Chiesa e nel mondo, nuova evangelizzazione e famiglia, nuova evangelizzazione e stile familiare, sono inseparabili. E questo per rimanere fedeli alla linea dell’unico Maestro, Gesù, il quale, con l’inizio della predicazione della “buona novella”, ha scelto di formare attorno a sé una comunità di discepoli chiamati a seguirlo. Il “divino Emigrante”, una cosa sola dall’eternità con il Padre e lo Spirito Santo, non poteva scegliere altro che una forma di vita fraterna e uno stile familiare, valido oggi come sempre.

E.R.