Chiara Lubich

 

La Parola... nostro primo amore

 

«La Parola va vissuta come la cosa più importante da fare nella vita. Quante volte il nostro cuore è attirato verso tante cose del mondo che ci circonda o che sono dentro di noi! E quanto spesso diamo il primo posto per esempio al lavoro, all’apostolato, o allo studio, anche magari a un hobby, al divertimento; quante volte siamo dominati da una vanità, o vincolati da un affetto. Quando non siamo schiavi di cose che non piacciono per niente a Dio. Ecco: in genere viviamo la nostra vita distribuendo l’attenzione della nostra intelligenza, l’affetto del nostro cuore, la tensione della nostra volontà solamente, in pratica, verso cose di questa terra. E allora che posto occupa la Parola? La ricordiamo di tanto in tanto, e tutto qui.

No, questa non è la vita che Gesù chiede a noi. La Parola deve essere, fra tutti, il nostro primo amore, deve essere il pilastro su cui poggia la nostra esistenza, la radice su cui la nostra vita fiorisce. È la Parola che deve illuminare, momento per momento, ogni nostra attività, raddrizzare e correggere ogni espressione della nostra vita.

Chi era Gesù? Non era Egli il Verbo, e cioè la Parola di Dio che si è incarnata? Ecco, se Egli è la Parola che ha assunto la natura umana, noi saremo veri cristiani, e santi, se saremo uomini che informano tutta la loro vita della Parola di Dio. [...]

È così la perfezione cristiana: rinuncia e croce. Sono parole dure, ma lo sappiamo che il Santo Viaggio è impegnativo. E poi, questo è il cristianesimo: vivere la morte di Gesù perché Lui risorga in noi, momento per momento. Quindi, potare l’uomo vecchio, perché l’albero della nostra vita non rimanga un cespuglio inutile, ma dia frutti saporiti».

Da: La Parola di vita, Roma 2011, 88-89.